Segno coltivato, ideogramma aperto in infinite strutture, a comporre un’immagine in ripetizione continua e modulare: il guerriero. Eroe di un posto al sole in cui continuare a combattere, la figura-simbolo di Sergio Fermariello (Napoli, 1961) è protagonista di una personale alla Galleria Fioretto, con cui l’artista lavora da due anni.
In alluminio dipinto in bianco e nero, Guerrieri è un’opera eseguita appositamente per lo spazio espositivo: due metri e mezzo di altezza e quattro e mezzo di larghezza in cui figure umane con archi e frecce -una a cavallo- marciano con fierezza. Avanzano vicino, in miniatura, altri cavalieri in pasta di marmo, dove la sperimentazione lascia emergere figure sbalzate. Dall’archeologia mediterranea, passando attraverso la scrittura ideogrammata e la contemplazione della filosofia Zen, il segno di Fermariello (come già le forchette di Capogrossi), è modulo costante in un dinamismo collettivo dell’insieme spaziale, nel tempo del mito aperto al presente. Nelle sue parole: “Spettatori di nessun evento, saremo tentati anacrosticamente di rifare la storia. Ancorati alle memorie, nostalgici di un tempo mitico, ne registriamo la sparizione, ma una volta sparita la realtà, restano soltanto terrore o il fantastico allo stato puro”.
La mostra continua con due opere di uguale formato, dove la superficie pittorica è su due livelli di lastre di alluminio e la linea è più libera, con i guerrieri centrali in pose simili: dialettica tra positivo e negativo, bianco e nero. Guerrieri pronti a distruggere e a salvare, su tessuto dipinto di rosso. Nella serialità cambiano i procedimenti formali e le tecniche: alluminio, pasta di marmo, legno, tessuto e pittura.
Le origini napoletane, forti di mito e strategie immaginative, e i corsi universitari in scienze naturali, portano l’artista al lavoro su figure embrionali in divenire, come il bozzetto per la grande scultura esposta nel 2004 a Castel Sant’ Elmo. E in divenire sono anche i 21 elementi geometrici de Il Morticino, ritmo in sequenza di duplice lettura interpretativa: dio greco o moto marino? “L’opera è il bersaglio che viene colpito dalla freccia ancor prima che venga scoccata dall’arco”, premessa al dittico che conclude la personale, dove nuovo è l’uso del rosso-mattone su fondo in iuta. Guerrieri con lance e scudi in primo piano sfilano a piedi o a cavallo, corpi lineari dove spirali e cerchi individuano le teste, e triangoli e quadrati, i bacini. Tra segno arcaico, alfabeto infantile e automatismo americano, Fermariello canta di antiche trame e radici.
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mostra visitata il 2 febbraio 2007
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