Solitamente si parla del padre Giambattista (1696-1770), brillante pittore di complessi cicli decorativi che glorificano nelle residenze europee i potenti dell’epoca, del quale Giandomenico (1727-1804) è aiuto e assiduo collaboratore. Sangue d’artista scorre nelle sue vene, la madre è Cecilia Guardi, sorella di Antonio e Francesco, celebrati pittori veneziani. Presto vola con le sue ali realizzando tra il 1747 e il 1749 la sua opera prima nel ciclo della Via Crucis per l’Oratorio del Crocifisso nella Chiesa di San Polo (da non perdere).
Se è vero che per conoscere davvero una persona bisogna entrare nella sua casa, l’appuntamento a Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano è illuminante. Qui si trovano gli affreschi staccati che Giandomenico aveva lasciato sulle pareti della sua casa di Zianigo -paese in campagna in provincia di Venezia- in un racconto fatto di tasselli diversi un poema esistenziale terrestre e satirico, anticonvenzionale e libero. Un po’ come Francisco Goya nella celeberrima Quinta del Sordo. Nel suo pensiero figurato ripercorre, lasciandosi alle spalle, gli incanti del Rococò, dei Minuetti e delle Passeggiate galanti, specchi di un mondo che -come la millenaria storia della Serenissima- brillava di bagliori ormai crepuscolari, fino ad addentrarsi nell’Illuminismo. Lo farà attraverso l’icastica amarezza dei suoi Pulcinella, goffi personaggi in bianco e nero che segnano la fine del variopinto, festoso mondo delle maschere intese come simboli di un Carnevale perenne.
Giandomenico riflette l’inquietudine dei tempi nuovi che, con la Rivoluzione Francese, avrebbero cambiato il mondo, in ambigue storie di Satiri e Satiresse, così vicini emotivamente alle visioni dei Capricci che Goya inizia ad incidere dal 1793.
Affianca il ciclo conservato in permanenza nel Museo una raccolta di sessanta disegni di Giandomenico (selezionati dai 312 di proprietà del Museo Correr e restaurati grazie a Save Venice) per la Via Crucis nella rassegna a cura di Attilia Dorigato e allestita con eleganza e attenzione didascalica da Daniela Ferretti. Gli schizzi mostrano le fasi operative della genesi dell’opera di San Polo e offrono al visitatore l’ebbrezza di sentirsi nella bottega dell’artista prima di trovarsi faccia a faccia con i suoi lavori.
La Fondazione Cini presenta invece, sotto il titolo Tiepolo. Ironia e Comico l’universo di caricature. Cronache di vita quotidiana in 150 opere, in gran parte su carta, non solo di Giandomenico e di Giambattista, ma anche di Anton Maria Zanetti, sagace caricaturista dei personaggi alla moda del tempo come il castrato Caffariello che si porta sulle spalle il teatro poiché, come recita la didascalia, “finita la sua Aria la sala si vuotava affatto”.
L’esposizione, progettata da Adriano Mariuz e curata da Giuseppe Pavanello, presenta capolavori pittorici e grafici provenienti da musei come il Metropolitan di New York e il Louvre di Parigi. Nella “smagliante partitura segnica” di fogli firmati e datati Giandomenico Tiepolo 1791 vibra il sorriso beffardo dell’autore nei confronti dell’intera società contemporanea. Di cui traccia, con acuto spirito d’osservazione e fluido brio narrativo, una grafica cronistoria fatta di esseri grotteschi, come i protagonisti Picnic dove sono derise le smanie dei cicisbei dalle parrucche incipriate o dalle lunghe code di cavallo nell’accondiscendere agli insensati vezzi di dame dalle smisurate cuffie piumate e fronzute.
Le tragicomiche vignette Divertimento per li regazzi raccontano la vita ridicola di Pulcinella, amara e risibile parodia di meschinità e incoscienza, e si ricollegano ai Pulcinella di Ca’ Rezzonico ebbri, affamati, innamorati, che si trastullano in altalena ignari e indifferenti ai presagi di un Mondo Nuovo alle porte. Giandomenico ne era cosciente, ma i lazzi dei suoi Pulcinella saltimbanchi sembrano voler attestare l’istinto vitale che sopravvive (funambolicamente?) a tutte le capriole della Storia.
myriam zerbi
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