Categorie: venezia

Fino al 13.IV.2019 | Marcella Vanzo, To wake up the living, to wake up the dead | Fondazione Berengo, Venezia

di - 5 Aprile 2019
Celeste, grato. Sono aggettivi senza nome, come se di una presenza restasse solo una qualità assoluta.
Questo transitare della presenza, dal nome all’aggettivo, esprime una mancanza e una assenza, irrimediabili.
Così Marcella Vanzo interpreta la memoria impossibile, suscitata a distanza di cento anni, da un monumento che è al tempo stesso solenne, splendido, imbarazzante, vergognoso. Nato per celebrare la memoria dei caduti della Grande Guerra a Redipuglia, il monumento è una intera montagna di pietra, un Golgota artificiale e geometrico che non dice altro se non l’assenza al mondo di vite giovani, partite e mai più tornate, in quella che è stata la più grande carneficina della storia militare. L’intenzione del monumento di celebrare la presenza militare del sacrificio è trasformata dal lavoro dell’artista nella pietà per la qualità del cielo, dell’acqua, della pioggia, del suono, dell’assenza senza rimedio.
Marcella Vanzo (vive e lavora a Milano, ma ha studiato anche a Londra oltre che all’Accademia di Brera, dove si è formata oscillando fra antropologia e arti visive) indaga uno spazio rimosso, quello del conflitto, della memoria patria, servendosi di un video e di fotomontaggi che lavorano per spostamento e sottrazione, realizzando un’opera sintetica, non retorica, radicale. Non senza sorprendere, facendo irrompere, nell’orizzonte simbolico di una marcia per il patibolo o per la gloria, un assolo di batteria, selvaggio e senza commenti.
Marcella Vanzo, To wake up the living, to wake up the dead
In questo assolo vive la qualità del suono di una folla compatta e disperata di battiti cardiaci persi, travolti dalla storia, in un sacrificio che oggi appare sempre di più inutile e vuoto.
Ai tempi delle comunità che rivendicano il suolo per micro-appartenenze, questo appello suona come un urlo per la libertà e la ribellione, un ricordo vitale senza ideologia e retorica, paradossalmente consolante. E proprio per questo, l’unica presenza possibile di queste vite mai vissute è nella qualità rimossa di chi forse può rivivere solo nell’aria, nella pioggia e nel vento che non smettono di corrodere il bronzo delle iscrizioni, il calcare della roccia della città friulana, come il nostro oblio sta facendo.
Queste sono le ultime settimane per visitare una installazione al tempo stesso minimale e rumorosa, fastidiosa e delicata, a Venezia, nella sede della Fondazione Berengo a Palazzo Cavalli Franchetti, curata da Matteo Bergamini. L’opera è intensa, interpreta lo spazio anche della fondazione con delicatezza e precisione, è il momento aurorale di una ricerca più lunga – a proposito di memoria, storia, patria, appartenenza, ai tempi dell’oblio e dell’individualismo cannibale, – che merita di essere seguita.
Giovedì 11 aprile, dalle 17.30, l’artista e il curatore saranno in dialogo in un talk promosso dalla Fondazione, nella sede della mostra.
Irene Guida
Mostra visitata l’8 marzo 2019
Dall’8 marzo al 13 aprile 2019
Marcella Vanzo
To wake up the living, to wake up the dead
(seconda mostra del ciclo “Radical”, a cura di Penzo+Fiore)
Venezia, Palazzo Cavalli Franchetti
San Marco 2847 (Ponte dell’Accademia) Venezia

Ha collaborato con Duel, Duellanti, D’Architettura scrivendo di spazio e arte. Collabora con Exibart dopo aver pubblicamente richiesto a Germano Celant di firmare una dichiarazione che ripetesse le sue parole “Ragazzi, l’arte, in fondo, è artigianato”. La richiesta non è stata esaudita. Ha inoltre studiato presso l’Università IUAV di Venezia, dove ha seguito il laboratorio di Joseph Kosuth e ha conseguito un dottorato in Urbanistica nel 2012, dopo un periodo di studi negli Stati Uniti presso la UMBC di Baltimora e la New School di New York. Svolge attività didattica e di ricerca all’Università IUAV. Fra i suoi testi, Corridoi. La linea in Occidente, Quodlibet, Macerata 2014.

Articoli recenti

  • Arte antica

Caravaggio e il Seicento napoletano: la collezione De Vito arriva a Forte dei Marmi

A Forte dei Marmi arriva la Collezione De Vito: un itinerario cronologico e tematico nella pittura napoletana dopo Caravaggio, attraverso…

20 Febbraio 2026 16:48
  • Arte contemporanea

Una nuova narrazione per l’arte post-franchista, al Reina Sofía di Madrid

Il Museo Reina Sofía di Madrid presenta il nuovo allestimento della collezione d'arte contemporanea: 403 opere dal 1975 a oggi,…

20 Febbraio 2026 15:30
  • Personaggi

«Sono stato salvato dai miei fallimenti». William Kentridge si racconta

Voleva fare l'attore, non sapeva dipingere: i fallimenti che hanno fatto di William Kentridge uno degli artisti più rilevanti del…

20 Febbraio 2026 14:28
  • Arte contemporanea

Emilia Kabakov torna a Venezia, con un diario collettivo per la Biennale 2026

Emilia Kabakov invita i cittadini a raccontare la propria Venezia, attraverso le pagine di un diario condiviso: l’installazione sarà presentata…

20 Febbraio 2026 14:22
  • Attualità

Olimpiadi, tregue e conflitti: quanto è neutrale la rappresentazione sul campo di gara?

Dall’ekecheiria greca al casco dello skeletonista ucraino e alla telecronaca di Stefan Renna a Milano Cortina, il concetto di tregua…

20 Febbraio 2026 12:49
  • Mostre

Le opere di Pier Paolo Perilli sono scene da un fantastico quotidiano

Alla Galleria Eugenio Delfini di Roma, vanno in mostra i “quadrucci” di Pier Paolo Perilli: opere visionarie che raccontano il…

20 Febbraio 2026 12:13