Dopo il lavoro sulle città (Reversed Cities, 2003) Francesco Pignatelli (Milano, 1971) torna a cimentarsi con la stessa tecnica ma con un tema aulico: le pitture più famose del nostro Rinascimento. Nei ritratti di alcune delle più importanti città del pianeta (Tokyo, Barcellona, New York, Londra) lo sviluppo del negativo con il supporto della tecnica digitale era già, appunto, rovesciato, tanto da eliminare ogni impressione di velocità e frenesia al panorama urbano. Il risultato ottenuto per contrasto era una realtà cittadina consegnata ad una dimensione stoppata ed astorica.
In Reversed Renaissance, da Flora Bigai a Venezia, il risultato è opposto. Nei quadri dei maestri del nostro Rinascimento le immagini ottenute con lo sviluppo rovesciato sembrano riprendere vita, riconsegnate al flusso di una nuova percezione.
Lo sviluppo al negativo, grazie al medium fotografico, assorbe secoli di una fruizione ripetitiva. Pensate agli originali fissi alle pareti delle chiese o racchiusi in un museo in una qualsiasi parte del mondo, stratificati da secoli di storia, interpretazioni, consumo. Il risultato della percezione dell’immagine è inevitabilmente viziato dalla consuetudine. Pignatelli con questa operazione sembra dare nuova vita a queste immagini per certi versi consumate. Come scrive il curatore del Metropolitan Museum of Photography di Tokyo Kyoko Jimbo nell’introduzione al catalogo della mostra: “La pellicola sottile e trasparente del negativo restituisce alle opere la purezza della loro creazione, grazie a essa il deposito dei ricordi è strappato via e l’immagine ne esce purificata.”
Nel progetto sono centrali le operazioni rigorosamente
maria paola spinelli
mostra visitata il 2 settembre 2006
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