La mostra propone circa quaranta dipinti di proprietà della città e provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. Si tratta di artisti che hanno operato tra i secoli XIX e XX e per lo più formatisi all’Accademia di Belle Arti: da Favretto a Milesi, da Guglielmo Ciardi a Fragiacomo, da Scattola a Bressanin a Tito. Curata da Flavia Scotton, conservatrice della Galleria di Ca’ Pesaro e allestita da Daniela Ferretti al secondo piano del Candiani, l’esibizione si propone, uno tra gli intenti, di riscoprire una fetta della storia dell’arte poco nota ai più, una stagione della pittura veneziana testimone di un processo di cambiamento in atto e dalle plurime potenzialità e direzionalità di movimento. I dipinti al Candiani, prima di allestire le sale di Ca’ Pesaro, hanno subìto un lavoro di recupero e restauro in quanto la loro collocazione originaria, in alcune prestigiose sedi istituzionali di Venezia o in case private, li aveva in parte danneggiati.
Tra i temi privilegiati domina, appunto, Venezia. Molti olii mostrano scorci della città nelle più diverse ore della giornata: il molo e la riva degli Schiavoni, in “Molo al tramonto” (1864), di Ippolito Caffi, il ponte di barche del Redentore di Italico Brass, l’”Inaugurazione del campanile di San Marco ” (1912/’14) di Ettore Tito. Le luminose tempere di Vettore Zanetti Zilla presentano scorci della città poco noti e sorprendenti per colori e prospettiva, come nell’opera “Mattino alla Giudecca” notevole per l’uso delle tonalità pastello. Accanto troviamo dipinti di carattere verista che immortalano scene di vita sociale come “Gli orfani del gondoliere” di Alessandro Milesi, l’intenso “Sagra di San Giovanni” di Ferruccio Scattola, oppure il “Primo passo di Goldoni”, di Favretto. Non mancano gli interni a testimonianza della vivacità della città e dei suoi segreti violati: le vivaci osterie e le sale del gioco d’azzardo. Il capolavoro del 1901 di Vittorio Bressanin, “Il baro”, una movimentata scena di bisca in maschera e mai esposto prima in museo, ha decorato per decenni una sala della corte d’Appello di Venezia prima di essere donato dalla Camera di Commercio a Ca’ Pesaro. Accanto al paesaggio lagunare il contrappunto della la campagna “triste” delle vacche e dei buoi all’abbeveratoio (“Buoi”, olio del primo periodo d’attività di Guglielmo Ciardi del 1871), del fieno biondo e delle feste paesane (“Domenica rusticana” di Guglielmo Ciardi del1873).
Con il 1875 e l’avvio delle
articoli correlati
La maschera nell’arte contemporanea a Verona
Le maschere dell’Africa nera a Bologna
Una mostra dedicata all’Ottocento italiano
La riapertura di Ca’ Pesaro
link correlati
Nuova pubblicazione sull’Ottocento veneto
michela manente
In questa intervista a margine della sua mostra negli spazi di MARTHA, a Palermo, Giusi Sferruggia ci racconta la sua…
Il progetto di Fulvio Morella, presentato in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, raccontato in un libro…
Negli spazi milanesi di Artopia, una mostra collettiva riunisce le opere di Kesewa Aboah, Alberte Agerskov, Aléa Work, Dimitra Charamandas…
Il Guggenheim Museum di New York ripercorre la sua storia espositiva e la propria collezione per rileggere la Pop Art…
La Via Artis sul Plan de Corones, nelle Dolomiti altoatesine, lancia una open call per un’opera site specific a 2.275…
La Galleria Arrivada presenta In attesa del tempo, personale di Luciano Sozio (14 aprile–12 giugno 2026), a cura di Angela…
Visualizza commenti
forse è il caso di precisare che la Biennale di Venezia inaugura nel 1895