L’arte secondo Bertozzi&Casoni (Giampaolo Bertozzi – Borgo Tossignano, Bologna, 1957 e Stefano Dalmonte Casoni – Lugo di Romagna, Ravenna, 1961)? Il teschio di un Pinocchio dorato che ghigna sotto un naso lungo quasi nove metri proiettato in avanti a forare un muro e infrangere una teca vuota sulla cui estremità un variopinto pappagallo, simbolo di vanità, ammicca sornione.
Con quest’opera, che dà il titolo alla mostra dedicata a Le bugie dell’arte (curata da Maurizio Caldirola con Daniele Sorrentino), si chiude la recente mostra personale che il duo di ceramisti più puntuti d’Italia presenta al museo d’arte moderna Ca’ Pesaro, nel novero delle mostre satellite della Biennale. Dopo anni di intenso lavoro, un trittico di grandi installazioni ci offre una summa ideale del pensiero che sta alla base di quei maliardi cumuli di oggetti e di ossa, di quel bestiario che svela le nostre debolezze e di quelle insinuanti vanitas a cui ci hanno abituati questi maestri della citazione e di un naturalismo capace di trarre inganni sublimi dalla semplice terra, cotta e dipinta, con l’uso della tradizione e le innovazioni della tecnica.
Da questo equilibrato incontro tra sensualità e concettualità dell’opera, nasce anche Composizione e scomposizione, una serie di sei grandi pannelli realizzati in ceramica policroma con interventi a terzo fuoco che rappresenta una gigantesca “pittura”, un ideale affresco nel quale la profondità, le luci, le cromie e l’iconografia s’intrecciano in un groviglio di evocazioni. Una rivisitazione della “macchina celibe”,
Poco distante, un orso bianco in scala uno a uno si trascina, con un’espressione mista di ferocia e stanchezza, trainando una rete piena di detriti urbani, di scarti del consumo che hanno ormai raggiunto i suoi immacolati ghiacci. È l’opera Composizione in bianco, già presentata in solitaria alla galleria Cardi di Milano, dedicata ad una scena presaga di un’apocalisse prossima ventura, di una natura sotto lo scacco dell’umana civiltà. L’orso è chiuso tra i rifiuti che lo incalzano e un televisore acceso che non prende il segnale e fa il cosiddetto “effetto neve”.
Questa presenza tecnologica segna un inedito nel lavoro di Bertozzi&Casoni, che in questa personale di lavori site specific confermano di possedere abilità tecniche inusuali. I loro monumenti anti-monumentali, tesi alla decostruzione dell’idea stessa di arte, si confermano come capi d’opera destinati a lasciare un segno in questa Biennale, e non solo.
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non ci siamo proprio... le conclusioni di chi scrive poi... assolutamente sopra le righe.
ma scusate, un tale di nome gino de dominicis non vi dice nulla!?!?
mio dio, mio dio,
si vede che al museo non c'è più la direttrice e dunque ci rifilano queste cose...
Pinko: nasi lunghi, scheletri enormi...i suoi epigoni si moltiplicano.... ;-)