Timothy Tompkins (Long Beach, California, 1967), espone per la prima volta in Europa, e lo fa con una personale di opere il cui soggetto sembrerebbe superato. La natura morta, infatti, così come la immaginiamo ad un pensiero visivo istantaneo, ci riporta a Cézanne e Morandi, ma anche alla pittura nordica tedesca e fiamminga. Ma quella di Tompkins è lontanissima da tutto ciò. Anzi, se da un lato la attualizza, dall’altro fa un passo nuovo verso la pittura.
L’esposizione gioca su due fronti precisi. Da una parte abbiamo la rappresentazione delle cose, degli oggetti, che provengono dal mondo della merce che circonda la nostra esistenza. Sono rappresentati in stagioni diverse, ma senza quella retorica simbolica che spesso troviamo nella letteratura dello still life e che esalta l’oggetto. Qui tuttavia, esso è fermato nella sua banalità d’uso, ma allo stesso tempo ridefinito semanticamente. D’altra parte la tecnica messa in campo per la rappresentazione degli oggetti è un vero e proprio processo pittorico, che manipola la visione consueta facendola passare attraverso molteplici passaggi. Tompkins ricerca, in un primo momento, la cosa, presa nella sua deriva, usata: vasi, tazze, piatti, bicchieri e fiori. Poi la fotografa, la trasferisce su un supporto informatico, la rielabora suddividendola in infiniti pixel, la disegna per arrivare allo stadio finale, dipingendo, con colori industriali, su alluminio.
Left Overs è il titolo dell’intera serie esposta in galleria: ogni rappresentazione è colta in fasi stagionali diverse, come se dovesse entrare, per forza, anche la temporalità a caratterizzare le cosa dipinta. Se l’intera serie è del 2006, quindi recentissima e appositamente realizzata per questa occasione, in precedenti serie legate ai media l’artista preleva momenti di tensione sociale, azioni di guerre recenti, che in passaggi e rielaborazioni vengono avvicinate alle composizioni sceniche di Delacroix o ai giochi di luce di Caravaggio.
In un’altra serie, intitolata Power Generators, Tompkins riprende la stessa struttura architettonica in momenti diversi della giornata, ma la tecnica pittorica è la medesima. In relazione alla serie Left Overs è pertinente una sua considerazione poetica in cui sostiene che la sua “ricerca prevede tutta una serie di interventi, di manipolazioni il cui intento è quello di portare un’interferenza in quello che è il freddo sistema consumistico”. Alla fine è con il quadro che l’artista si misura, oltre che con la storia dell’immagine, che accompagna la percezione visiva dell’Occidente. L’effetto pittorico del rappresentato è di notevole impatto, sia visivo, sia nell’intenzione di senso che infonde negli oggetti. La brillantezza dei colori, quasi stesi a strati, e un ributtare sulla superficie la cosa, deflagrata e decontestualizzata, spiazza la concezione stessa dell’esistenza. Costretta a rivedere le proprie idee sull’oggettività e la mondanità dell’ente.
claudio cucco
mostra visitata il 23 dicembre 2006
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