Artista
attiva a partire dagli anni ‘80, Anita Sieff ha saputo inglobare nella sua personale dimensione
creativa quel concetto di “scultura sociale” a suo tempo professato da Joseph
Beuys. Tant’è vero che per diversi
anni (precisamente dal 1996 al 2002) l’ha attuato attraverso Public, un progetto costituito da dibattiti settimanali con
sede al Guggenheim veneziano, in cui persone competenti in diversi ambiti
dialogavano con l’obiettivo di indagare le modalità di sviluppo del pensiero
creativo.
Tale
esperienza viene ora utilizzata alla Fondazione Querini Stampalia, dove le
registrazioni sonore di quegli incontri si diffondono nell’antica sala da
pranzo dell’edificio, creando in questo modo un collegamento che è, allo stesso
tempo, al passato di Sieff e a quello del palazzo veneziano.
È
soltanto uno degli interventi sonori, installati nelle varie sale, in risposta
al progetto Conservare il futuro,
che riserva una parte delle mostre della fondazione al dialogo con la storia e
gli ambienti della sede. Ma se è vero che l’artista sembra interpretare questo
rapporto in una prospettiva di continuità, in Scene di vita pubblica
veneziana – una serie di stampe
fotografiche su tela – è così solo all’apparenza. Perché qui le immagini della
Venezia contemporanea, quasi mimetizzate tra le vedute pittoriche antiche, sono
sfuocate e deformate, come a indicare un nuovo degrado sociale, rilevato da chi
la città veneta oggi non la vede con gli occhi cartolineschi del turista.
Al
piano superiore la mostra segue invece linee più indipendenti dal luogo che la
ospita, riproponendo anzitutto l’interesse di Sieff verso l’indagine dei
processi della mente umana. L’artista presenta diversi lavori tra
installazioni, sculture, video, fotografie e disegni, che evidenziano una continua
ricerca concettuale, di segno evidentemente riduzionista. Riflessioni che Sieff
fa concretizzare introducendo giusto qualche oggetto, composto da materiali
poveristi o scegliendo invece la trasparenza del vetro, all’interno di lavori
dove le grafie sono quasi sempre molto tenui, a delineare forme semplici, testi
in varie lingue, arcani simboli alchemici e astrologici.
È,
insomma, necessario un certo impegno per orientarsi ed esplorare il paesaggio
astratto e cerebrale delle opere esposte, che elaborano l’impermanenza,
l’impossibilità di fissare una realtà sempre mutevole – e, a proposito, si
scorge pure un classico riferimento a Schopenhauer -, tentando una ricerca
d’equilibrio (Equilibri instabili,
Cicaleccio) oppure di ordine
(richiamata in particolare nelle videoinstallazioni Dislessica, la forma non
informa e Ordine di senso, che presuppongono inoltre un atteggiamento attivo
nella fruizione).
E
se appare piuttosto scontato l’uso dei neon per comporre una frase in tedesco
che informa della sua intenzione (La luce modifica la coscienza perché
distrugge la forma), più coinvolgente
risulta invece l’intervento sinestetico del citato Cicaleccio, dove nell’ambiente buio luccicano dei led, uniti
alla registrazione del verso delle cicale e all’odore di essenze sparse per la
stanza.
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Anita
Sieff e il progetto EthicsTv
fabrizio
montini
mostra
visitata il 6 maggio 2010
dal 27 marzo al 20 giugno 2010
Anita Sieff – Ordine di Senso
a cura di Chiara Bertola
Fondazione Querini Stampalia
Castello 5252 (Campo Santa Maria Formosa) – 30122 Venezia
Orario: da martedì a domenica ore 10-19
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8
Catalogo Gli Ori
Info: tel. +39 0412711411; fax +39 0412711445; fondazione@querinistampalia.org;
www.querinistampalia.it
[exibart]
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io ci sono stato, è proprio una bellissima mostra!