Categorie: venezia

fino al 20.VII.2003 | …i care because you do | Mestre, galleria contemporaneo

di - 8 Agosto 2003

Nel tempo dei curatori, è ampiamente invalsa la prassi della ricerca del pretesto, della giustificazione a tutti i costi di un evento o un progetto espositivo, al punto che talora la qualità della ricerca o dell’opera possono perfino diventare secondari rispetto alla necessità di avvalorare una tesi curatoriale. E’ una delle tante anomalìe del sistema dell’arte, che finiscono spesso per deprimere il contraddittorio, svilire il dibattito a tutto vantaggio dell’omologazione, di un appiattimento che non rappresenta la complessità odierna diffusa ma, al contrario, rischia di esaltare lo stereotipo teleguidato.
Qui non esiste un progetto o un concetto da analizzare, perfino il titolo, preso a prestito da una canzone degli Aphex Twin, è quasi un gioco di parole senza senso compiuto, una dichiarazione d’intenti che richiama alla necessità dell’impegno come strumento di convolgimento, come stimolo al confronto contro l’inerzia diffusa.
Nel bello spazio della Galleria Contemporaneo, che però fatica a qualificarsi sulla difficile piazza mestrina, 11 giovani artisti hanno aderito ad un’iniziativa che risulterà penalizzata dai tempi ristretti imposti dai gestori dello spazio ma che è riuscita tuttavia ad offrire alcuni spunti interessanti.
Azzeccato è parso senza dubbio il lavoro di Alessandra Ghirardelli che, a metà tra Ghada Amer e Maja Baievic, scrive I Believe facendo corrispondere al senso forte e dichiarativo della frase il gesto lento e metodico del ricamo con cui è realizzata e la levità dei materiali, espressione di una volontà non dettata dall’istinto ma mossa dalla riflessione e manifestata con fermezza e tenacia. Di nuovo una scritta per Elisabetta Novello, stavolta di matrice fascista e scritta a terra con la cenere, monito contro i rischi di degenerazione e invito a calpestare e soffiare via le false ideologie. Una dichiarazione apertamente schierata quella della Novello, vicina concettualmente dell’installazione del croato Nemanja Cvijanovic che interviene sui codici linguistici del Kosuth di One and Three Chairs (1965), sostituendo l’oggetto-sedia con quella sulla quale fu fucilato un partigiano: un gesto impercettibile che ribalta l’astrazione concettuale originaria e scardina le coscienze.
L’opera più bella in mostra è senz’altro dell’altro croato Igor Eskinja, che costruisce a parete la forma tridimensionale di una casa utilizzando strisce di cartone con effetti optical, risultato di una ricerca sulla percezione della realtà e dello spazio che punta a definire prospettive e dimensioni alternative.
Interessante l’inedito contributo dell’artista forse più noto del gruppo, Nicola Toffolini, presente con un disegno ed una serie di scatti fotografici montati su alluminio, lui che ci aveva abituato alle originali tecnoserre.
Al progetto hanno contribuito anche Michele Bazzana, Interno3, Matteo Rosso, Carlo Vedova e Stefano Coletto. Di Michele Bertoni e Massimiliano Lupo il progetto di ambientazione sonora.

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alfredo sigolo
mostra visitata il 9 luglio 2003


…I care because you do
Dal 9.VII.2003 al 20.VII.2003
Mestre (Ve), Galleria Contemporaneo, piazzetta olivotti 2
orario di visita: 16.00-20.00; chiuso lunedì e martedì
con il patrocinio di: città di Venezia, assessorato cultura turismo e comunicazione, direzione centrale politiche sociali, educative e sportive, politiche giovanili – archivio giovani artisti, consiglio di quartiere n. 10 Mestre centro; con il patrocinio della Fondazione Bevilacqua La Masa. La documentazione video dell’evento è nel cd prodotto per l’evento e distribuito in mostra. Il progetto è stato promosso da Interno3.


[exibart]

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