Parte del piano inferiore di un palazzo cinquecentesco ospita le sale della galleria La Giarina, presente dal 1987 a Verona e attualmente sede espositiva per gli scatti del trentaseienne veronese Davide Coltro, in una mostra curata da Camilla Bertoni.
Poco meno di una decina di immagini, per un effetto di grande suggestione ed impatto emotivo. Coltro ritrae soggetti anonimi, inconsapevoli e casuali, di cui non si riconosce il volto, ma solamente l’abito. Un impermeabile color sabbia, un giubbotto rosso vivo, un jeans dalle forme ampie, ombrelli aperti e colorati: si riconoscono gli oggetti, non i soggetti.
Persone in movimento, persone ferme; in gruppo o sole. Abiti estivi con maniche corte, o coperti da sciarpe e cappelli di lana, indizio d’inverno. Aldilà della stagione si mostrano come sagome, non riconoscibili. Ciò che conta di loro è l’identità come esseri umani, che si collochino individualmente o collettivamente.
Coltro, nato a Verona nel 1967, essenzialmente autodidatta nell’approccio e nella formazione, da circa cinque anni si dedica pienamente all’attività artistica, riconosciuta pubblicamente dopo il passaggio attraverso alcune collettive e due personali. Si ispira all’arte concettuale ed al minimalismo, alle tematiche già indagate da Morandi ed allo spirito creativo di Munari.
Partito dal ritratto, con “Misteri” Coltro si è appropriato della tecnica digitale per fotografie che fanno dell’identità l’oggetto dell’interesse; è l’uomo e la sua capacità e possibilità di creare relazioni che attira l’attenzione dell’artista, che sarà prossimamente protagonista di esposizioni a Livorno e Milano.
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