…Bisogna diffidare dall’arte che è troppo sicura di sé, che non ammette dubbi e non stupitevi di trovarla dove meno ve l’aspettate.
L’arte oggi non procede secondo un moto centripeto ed anzi v’è chi sostiene, a ragione, che è proprio l’idea stessa di centro ad essere in crisi. Andando con Nietzsche, Gianni Vattimo (La fine della modernità, Gli elefanti – Garzanti) sostiene essere, il nostro, il tempo del nichilismo compiuto, in cui “l’uomo rotola via dal centro verso la X“.
Prendete ad esempio il design: quanta parte della sensibilità minimalista degli anni ’60 si è riversata nei prodotti industriali e dell’arredamento contemporaneo? Credo sia la stessa domanda che si è fatta Antonietta Fioretto, dell’omonima galleria padovana, che nel design moderno ritrova gli esiti di una ricerca artistica che un tempo fu coraggiosa avanguardia e che oggi da un lato si è riconciliata con la figura del suo fattore, l’artista, mostrando le tendenze intimiste della generazione più recente e dall’altro si è, per così dire, infiltrata e radicata nella quotidianità, mostrandosi ai nostri occhi nelle forme degli oggetti d’uso comune ed aggiornandosi, in linea con l’impiego delle tecnologie e dei nuovi materiali.
Jacques Toussaint si è formato all’Ecole des Beaux Arts di Parigi sul finire degli anni ’60. Nel ’72 i suoi oggetti di design ottengono un grande successo all’Eurodomus di Milano organizzata da Giò Ponti, al punto che lo convincono a trasferirsi in Italia dove da allora lavora intensamente per varie aziende. Oggi vive in Veneto, vicino a Crespano del Grappa, dove ha fondato un’associazione e contribuito alla nascita di un Piccolo Museo (così si chiama) che conserva documenti e testimonianze di storia del design industriale, progetti e prototipi.
Dall’incontro dell’artista con l’imprenditore padovano Paolo Melaschin nascono le opere della mostra presente, frutto di una ricerca complessa e di ampio respiro sull’utilizzo della luce, materia non a caso molto amata sia nell’ambito concettuale che in quello minimalista (basti citare Flavin e Kosuth).
Sono lampade, installazioni e diaframmi architettonici, in cui luce, materiali e colori creano alchimie di forte suggestione estetica.
Nelle opere di Touissaint la geometrica riproposizione degli opposti si produce attraverso sequenze di segmenti luminosi verticali ed orizzontali, in un ritmo alfabetico ripetitivo che assomiglia all’alternanza di 1 e 0 del linguaggio informatico. Le strutture elementari di Touissant ci sono familiari: mostrano la matrice (Matrix) di una realtà meccanica ed artefatta popolata di organismi luminosi la cui struttura genetica è ostentata mediante iridescenti filamenti di DNA; il fluido vitale luminescente del gas di neon rimane sospeso nella bolla del tubo di vetro trasparente e si mostra quale primigenia energia vivificatrice. I materiali di Touissant sono poveri: vetri sagomati, reti metalliche, barre di ferro, luci al neon, lampade alogene; attraverso essi l’artista trasforma la galleria in un’enorme pila che rischiara la notte padovana lungo il fiume vicino di una aliena luce azzurrina.
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bel colpo!
Caro Kranix,
sono contenta della sua guarigione e che torni tra noi. Cari saluti.
Maria
Bentornato Kranix!!!
Sono proprio contento di sentire che stai un po' meglio. E' bellissimo ritrovarti. Anche tu ci mancavi e, so, non solo a me. Forza che fra qualche tempo ricominciamo a girare insieme.
Sii sono prorprio io. Resterò a casa per circa 15 giorni...Le cose procedono lentamente, ma procedono! E' un vero piacere rileggerti-vi,Exibart mi mancava proprio.
KRANIX???? Sei davvero tu vecchio mio?