Nello spazio della galleria veronese è stato allestito un vero e proprio ring pugilistico per dar vita all’evento performativo progettato da Andrea Contin (n. 1971) giovane artista padovano irriverente, autore di oggetti, installazioni e performance la cui intenzione concettuale viene espressa all’insegna della sintesi rigorosa e dell’ironia, secondo meccanismi comunicativi moderni e massmediatici, che uniscono ai codici verbali quelli estetici e visivi.
E proprio all’artista, con tanto di frack e scarpe da tennis, è toccato di presentare il match della serata, invitato particolare un folto pubblico giovane e non proprio avvezzo a questo tipo di eventi sportivi.
Entrano i contendenti, e lì cominciano a non tornare i conti: già, perché appare evidente che gli atleti sono di categorie diverse ma, soprattutto, sono in 3 (!). L’esperimento di Contin prende forma: cosa accade quando in uno sport epico e di grande tradizione storica, fatto di sacrifici e pochi soldi, in cui la lealtà è la regola fondamentale, si inserisce un elemento destabilizzante? Cosa accade quando il duello a 2 viene messo in scacco?
Il match si è svolto sulla distanza anomala delle 5 riprese, di fronte professionisti tra cui un campione europeo dei pesi massimi; all’iniziale titubanza ed incertezza (il rispetto per l’avversario è duro da accantonare), incitati dal pubblico divertito, i pugili hanno fatto seguire un incontro quasi reale, in cui la
Dalla performance sono stati tratti un video ed una documentazione fotografica che vengono proposti in galleria nel contesto dell’allestimento che vede anche l’esposizione di opere grafiche ed oggettuali connesse al tema. Nello spazio è allestito anche un marchindising con t-shirt e manifesti che commemorano l’evento, curato da Michele Robecchi, appassionato di boxe, ed organizzato con la collaborazione dell’Accademia Pugilistica Bovo di Pescantina (Vr).
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Non ho parole che schifezza pazzesca!!...
Non sanno più cosa inventare per rendersi "famosi"...
Provo solo pietà per loro...
Ma di chi parli? Dei pugili, dell'artista, del gallerista. Insomma, l'operazione concettuale mi sembra abbia funzionato, poi ognuno ha le sue forme d'arte preferite. Intorno ai valori dell'arte io sono sempre stato alieno all'idea di accettare il famoso motto "i gusti sono gusti". A mio parere alcuni parametri possono servire per stabilire certe qualità, non ultimo quello del gradimento del pubblico, che in questo caso è stato soddisfacente. Ci sono poi le premesse concettuali, che mi sembravano buone, come ho scritto, l'impianto dello show nel caso presente, e via dicendo. Questo mi ha portato a giudicare con favore l'intervento di Contin. Poi ci sta tutta che vi siano persone, come me e non lo nego, che preferiscono altre forme d'espressione artistica e però bisogna esser anche un po' critici e obiettivi. Io son qua anche per cambiare idea, l'ho fatto spesso in passato, però mi servono delle ragioni valide, qualcosa in più di una supposta volontà di fama ad ogni costo.