Il forte senso di memoria che li
accomuna si adatta particolarmente a una mostra frutto di un anno di ricerca e
lavoro, ponendosi come la reliquia del percorso iniziato un anno fa e che pare
li abbia portati lontano. Significativo l’uso di citazioni per lo più
letterarie come testo introduttivo di questa collettiva, brandelli ricchi di
riferimenti quanto spiazzanti nel loro porsi fuori contesto e in funzione
esplicativa di qualcos’altro.
Martino Genchi parte dai resti di trovati nel proprio studio,
scarti del proprio lavoro, per disinnescare la macchina celibe in favore di una
in potenza, funzionante eppure messa a tacere per l’occasione, impossibilitata
a lavorare per compiacere lo spazio ospitante, che l’ha resa possibile. La
macchina generatrice di neve potenzialmente introduce l’evento atmosferico
implicitamente legato a essa, allestendo un dialogo fra esterno e interno,
funzione meccanica ed espressione artistica che si congela nella sospensione
della sua collocazione.
Riccardo Giacconi presenta un lavoro complesso, denso come il
soggetto che tratta. La relazione tra il video, le quattro tavole e il testo
pubblicato nel catalogo, che nasce dalla riflessione sulle possibilità di una
narrazione che provocata dal vissuto storico, sul problema dei generi letterari
differenti che coesistono in una stessa epoca, come si presentò per la
pubblicazione negli stessi anni dei testi di fantascienza di Isaac Asimov e di Una questione privata di Beppe Fenoglio.
La Storia e la letteratura legata a questa Storia sostengono l’opera di
Giacconi, portandola verso una zona di confine, come quelli dove lottarono i
partigiani narratori e protagonisti di questo video asciutto e impeccabile, che
non fa concessioni. Una nuova pagina sulla Resistenza che è il condensato dei
protagonisti e della letteratura, della Storia e dei paesaggi che ne hanno
fatto da sfondo e che ritroviamo nel video, muti ed eterni testimoni.
Laura Lovatel e Federica
Menin scavano nella propria esperienza di nomade minimo, con le orecchie
tese a raccogliere i frammenti attorno a sé, producendo reliquie di paesaggi
infinitesimali al punto di diventare simbolici. Svuotando questi relitti
arrivano al nucleo del meccanismo, espropriano di identità il funzionamento
artistico dei mezzi utilizzati, indagano lo spazio dalla nuova prospettiva
aperta dal movimento bloccato.
Come nel lavoro di Chiaralice Rizzi, forse il più lirico di
quelli esposti, rarefatto come i suoi testi. La vetta di una montagna, sfocata
ma inevitabile, come il tempo che si immobilizza lì, statico e dilatato. Tutto
il peso del vuoto lasciato a disposizione di chi guarda, schiaccia la fragilità
dell’opera, sottolineando l’instabilità che ci accomuna e lega questi lavori e
le loro differenze.
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Bevilacqua
La Masa, i premi della collettiva numero 92
marianita santarossa
mostra visitata il 5 gennaio
2011
dal 17 dicembre 2010 al 23 gennaio 2011
I Borsisti della 93esima Collettiva Giovani Artisti
a cura di Stefano Coletto
Fondazione
Bevilacqua La Masa – Palazzetto Tito
Dorsoduro 2826 (zona Campo San Barnaba) – 30123 Venezia
Orario: da mercoledì a domenica ore 10.30-17.30
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0415207797; fax +39 0415208955; info@bevilacqualamasa.it; www.bevilacqualamasa.it
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