Warhol è un artista-bomba, come sottolinea con intuito il titolo della nuova mostra della Vecchiato Art Gallery: pubblicitario e artista, pop e underground, vacuo e inimitabile. Non aveva niente da dire eppure ha scritto romanzi, girato film, fondato una Factory. Tante contraddizioni pronte a esplodere.
La mostra si accoda ad una lunghissima serie di esposizioni che, fra lattine di Coca Cola, divi, evocazioni dei Sixties, New York e Velvet Underground, hanno celebrato il talento straordinario di un Re Mida capace di trasformare in arte qualunque cosa toccasse. In questo caso vengono proposte trenta opere, selezionate con cura nel difficile tentativo di evitare l’ovvietà: invece delle ben note Marilyn, Jackie e Liz Taylor, la galleria propone il ritratto di Renée Rauschenberg, la coppia nuziale Carlo e Diana, gli amici Enzo Cucchi e Joseph Beyus, una Drag Queen e altri personaggi singolari. Colpisce il trittico dedicato a Karen Lerner, che mostra la bravura di Warhol come fotografo ritrattista, dietro all’apparente banalità della serigrafia, e la sua abilità nel variare un medesimo motivo.
La zuppa Campbell non poteva mancare. Tuttavia la vediamo stampata su una busta della spesa. Si fanno notare anche la serigrafia Mao/electric chair, un accostamento equivoco fra due motivi già equivoci, e la scultura che ha fornito il titolo all’evento: un raro modello di bomba del ’67. Warhol lo dipinse con lo spray argentato. Si dice che rimase incantato a guardarlo per una settimana, ripetendo “è così bella”.
Tuttavia, dietro al candore del nostro, l’operazione sembra suggerire un’analogia tra
È colpa della ripetizione. “La ripetizione aumenta la reputazione” affermava sarcasticamente Andy. Tuttavia lui aveva il tocco dell’artista, e la sua ripetizione era ricca di significato. Non era ripetizione della stessa frittata, ma variazione minima, similmente a quanto accadeva nella musica minimalista di quegli anni. E tra le maglie della ripetizione, il significato ne usciva enormemente amplificato, esplodeva. Nel lungo elenco di retrospettive, invece, la ripetizione corre il rischio di diventare nient’altro che un’eco.
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andrea liuzza
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