Ottocento
veneziano, esposizione dedicata
all’anniversario dei 250 anni dalla nascita dell’Accademia veneziana,
costituisce un corpus di qualità e quantità, in cui il rapporto con Venezia,
sia esso reso più o meno esplicitamente, è sempre presente e rilevante.
in effetti, le storie e le persone che per esempio s’intrecciano nei dipinti di
Noè Bordignon, nei paesaggi dei Ciardi, nelle scene di Oreste Da Molin, del pauperismo di Antonio Rotta, o negli eredi del vedutismo canalettiano o guardesco. Raccontando, rappresentando
e documentando il capoluogo veneto nel corso del XIX secolo.
Il
ritmo è serrato – forse pure troppo, nel senso che un maggior respiro
nell’allestimento avrebbe probabilmente giovato ai quadri esposti – e le tele
si susseguono scandendo generi (l’autoritratto, i paesaggi, il vedutismo, le
scene di genere) e stili (il Neoclassicismo che lascia il posto al Romanticismo
e, infine, al Realismo).
Il
salto temporale che sopravviene con la parte contemporanea prova a sfumarsi
rapportandosi con i vari luoghi della villa, scelti dagli artisti per i loro
interventi: il labirinto, la coffee house, la serra tropicale, la ghiacciaia e
il Bagno Beauharnais. Il riferimento si sposta allora dalla sede dell’Accademia
per arrivare al più recente Iuav. Ma non solo, visto che il legame con Venezia,
come detto, non si limita alla mera formazione istituzionale.
Basti
pensare al giovane Tadiello, già
conosciuto per il suo lavoro riguardante le maree veneziane, che qui interviene
in un ambiente straniante come la serra tropicale, associandole il suono delle
sirene usate in laguna come avvertimento per l’acqua alta. Oppure ad Andreotta
Calò, che lavora nel semibuio – al
contempo suggestivo e opprimente – della ghiacciaia, installando anche lui un
intervento sonoro e riprendendo le specchiature d’acqua tipiche di Venezia.
Arcangelo
Sassolino sceglie invece l’acustica
del Bagno Beauharnais per propagare il rumore della trave di legno sottoposta
alla pressione di un pistone idraulico. Mentre, tutto sommato, meno riusciti
appaiono gli interventi di Elisabetta di Maggio, con un raffinato lavoro d’intaglio sulle foglie di
rami trovati nel giardino, sistemati e fissati all’interno della coffee house
ma purtroppo malamente visibili solo dall’esterno; e di Margherita Morgantin, che si serve di una concettualità un po’ spuntata,
installando due maniche a vento su altrettante aste nel labirinto.
Tadiello
a Basilea
Andreotta
Calò in collettiva al Mart
Sassolino
in collettiva alla Galleria Continua
fabrizio
montini
mostra
visitata il 24 luglio 2010
dal 27 marzo al 26
settembre 2010
Ottocento Veneziano /
Veneziano Contemporaneo
a
cura di Myriam Zerbi e Costantino D’Orazio
Museo
Nazionale Villa Pisani
Via Doge Pisani, 7 – 30039 Stra (VE)
Orario: da martedì a domenica ore 9-20 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7,50
Catalogo Allemandi
Info: tel. +39 049502270;
villapisani@virgilio.it; www.villapisani.beniculturali.it
[exibart]
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