La sensazione che si riceve visitando una mostra di Fathi Hassan è quella di entrare in uno spazio in cui vi sono solo tracce di fantasmi, presenze che raggiungono il visitatore dalla loro fissità ieratica per comunicare i limiti del postmoderno. Ciò che muove l’artista è l’ansia di comunicare. Fathi ha cominciato la su
Nel corso della sua carriera artistica, la sua esperienza si orienta verso le immagini in cui i tratti arabeggianti prendono la forma di un vaso, così si possono trovare presso la galleria AndreA Arte ContemporaneA a Vicenza. Il Contenitore del pensiero (1998), il Contenitore dell’anima (2001), Il Contenitore della luce (2003), opere costituite da materiale sabbioso che si fonde con la luce, che raccontano la saggezza di una cultura scomparsa.
La sacralità della Nubia si fa anche forma e colore nei dipinti Le 3 maschere di Fathi (1998), Guerriero alla finestra (2001), Formica (1998) e La volpe che ha (con) nella sua coda (1995). In queste opere i soggetti rappresentano nella loro fissità carica di espressione memorie momenti di un’arte primitiva che sfida il postmoderno. Le immagini di santi e guerrieri, sono icone di una tradizione orale che attraverso i secoli giunge a noi veicolata da un linguaggio che scavalca le usuali norme di significazione.
annabella ferrara
mostra vista il 23 febbraio
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un artista ingiustamente tacciato di essere decorativo e altrettanto ingiustamente trascurato