Dietro Piazza del Duomo. Una deviazione di una manciata di metri dalla solita passeggiata trevigiana per andare in Piazza dei Signori da via Calmaggiore. Ed ecco, dietro un cancello di ferro, un’ installazione di dimensioni notevoli, dove la protagonista è un’enorme tromba lunga una decina di metri. È l’opera-simbolo del lavoro che Romano Abate presenta allo Spazio Lazzari, sede sia di un’associazione culturale che di uno dei negozi di abbigliamento più ricercati della città. Le mostre che si susseguono mese dopo mese sono allestite per metà all’interno del negozio, e per metà nel cortile esterno. La sfida degli artisti ospitati è quella di adattarsi di volta in volta all’ambiente, fondendo le proprie opere ai capi trendy, all’arredamento finto-caotico e alla miriade di colori che investono clienti e visitatori. La prima soluzione di Abate è stata quella di costruire piccole sculture da inserire negli spazi vuoti. Queste riproducono con i più vari materiali degli animali domestici o esotici, reali o immaginari. La seconda soluzione è quella di esporre dei veri e propri mobili, per lo più armadi, dove vengono inseriti i capi di abbigliamento del negozio o anche dei disegni appesi a grucce e appendini come fossero abiti. Arriva poi una terza strada, ottenuta a quattro mani con il fotografo pubblicitario e amico Lino Vecchiato, che realizza foto estremamente patinate di modelle in svariate situazioni accanto alle opere di Abate. Tornando nello spazio esterno, invece, oltre alla grande tromba di ferro, troviamo anche l’installazione che dà il titolo alla mostra: quattro zainetti di pelle appesi che riportano ognuno una parola della frase “Apelle figlio di Apollo”. Un gioco di parole, quindi, uno scioglilingua di quelli che si imparano da bambini. Qui troviamo l’anima della mostra, vissuta dall’artista come un gioco. Un gioco che non vuole insegnare o filosofeggiare, ma semplicemente divertire, stupire, affascinare.
E così scrive nel suo auto-testo di presentazione: “Certamente mi interessa qui più l’aspetto ludico e seduttivo delle cose che non quello persuasivo”. Per un negozio fresco e dinamico come Lazzari è sicuramente la strada più idonea e, in effetti, è una delle mostre più complete che vi siano passate. Questo grazie alle ben quattro soluzioni adottate (fotografia, installazione, sculture, mobili) che hanno sfruttato ogni angolo utilizzabile.
carolina lio
mostra visitata il 3 febbraio 2006
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.