Parliamo con gli animali. Li amiamo, ce ne circondiamo e attribuiamo loro molte delle nostre emozioni. A loro trasmettiamo i nostri vizi e le nostre nevrosi. Ma da loro siamo anche conquistati. E ne prendiamo infatti la forza, l’astuzia, la fedeltà, il coraggio o la velocità. Così da venirci spontaneo parlare di un uomo bestiale o di un cane umano. Inutile dire che, come allude il titolo della mostra, anima ed animale (la parte alta, nobile, e quella bassa, brutale) hanno la stessa etimologia e solo l’uso delle parole ha decretato un contrasto semantico che è una aporia, o meglio una coincidenti oppositorum.
La prima cosa a colpire sono le sale della villa annerite dal fumo. ” Attenzione non toccare i muri: sporcano” sta scritto in un cartello. Non quindi una galleria tabula rasa dalle pareti bianche, ma il grigio scuro delle fiamme disegnato dal fuoco, con i quadri appesi talvolta su dei pannelli, talaltra direttamente sui muri. E all’irrazionale disordine delle fiamme si oppongono le mosche e le formiche di Marco Porta, che si organizzano in forme geometriche come il pentagono o la circonferenza su di uno sfondo bianco, mentre le sculture-cabala di una tartaruga e un gufo (Palpiti notturni) ricoperti da lettere e numeri di Tobia Rivà sembrano catturare le forze misteriose della natura concentrando su di esse il magnetismo della sala in penombra dove sono collocate.
E il buio è il regno degli insetti notturni, come la Falena IV di Giorgio Poli, con le ali iridescenti realizzate con la carta dei cioccolatini, ma anche dei gatti, che conservano l’aura felina di mistero nelle magiche capacità di sdoppiamento (in Double cat di Cesare Vignato). O sono così umani e belli da posare alteri e compiaciuti per un ritratto di Antonio Sofianopulo, sazi da non degnare di uno sguardo il topolino a poca distanza. Ma non tutti gli animali sono affettuosi come le caprette di William Sweetlove o intelligenti come Le galline furbe di Ian Koman. Diligenti come i piccioni della cilena Daniella Bacigalupo, che in un video si lasciano guidare per la piazza dell’Arme di Santiago beccando il mais che l’artista semina. Oppure felici come l’ironico maiale rosa cui sono stati tagliati gli zoccoli di Manuele Cerutti, l’orsetto kitsch (che ricorda quello di una nota bevanda) su sfondo vivace di Enrico T De Paris o le balene di Corrado Bonomi, che portano turisti sulla propria schiena. Tutt’altro. Karin Andersen fa mangiare da una cattivissima cavalletta una bella fatina e Lucio Stefanello dipinge con l’acrilico un Squalo davvero poco raccomandabile.
Ma, come testimonia la stampa fotografica retroilluminata di grande impatto di Crisitina Gori con un uomo con occhi felini (grazie all’applicazioni di particolari lenti a contatto), sembra proprio che, comunque, agli animali si cerchi di assomigliare. A tutti i costi.
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