Il designer Aldo Cibic vicentino di nascita, torna nella sua città con una mostra personale alla Mazal Gallery, un nuovo spazio espositivo che ogni mese ospiterà un appuntamento con l’arte.
La carriera Cibic è iniziata col suo trasferimento a Milano nei primi anni ’80, prima come collaboratore e poi come socio, insieme a Matteo Thun e Marco Zanini, di Ettore Sottsass, sotto la cui guida diviene uno dei fondatori del gruppo Memphis per poi aprire nel 1989 la sua Cibic & Partners per dedicarsi anche a progetti di architettura di interni ed esterni oltre all’insegnamento presso la Domus Academy e al Politecnico di Milano, alla Facoltà di Design dello IUAV a Venezia. Come scrive Andrea Branzi, egli è stato tra i primi “a compiere una svolta inattesa, affermando già alla fine degli anni Ottanta che il suo destino non era soltanto quello di progettare oggetti per la casa, ma anche di produrli e venderli”. La particolarità di questa esposizione è proprio quella di portare all’attenzione dei visitatori i suoi prodotti non prodotti, esemplari di creatività realizzati nella collezione di oggetti unici 1 x 1, come una sorta di parentesi che l’artista si concede all’interno del suo percorso creativo, svincolandosi completamente dall’impegno con la funzionalità e le costrizioni progettuali dell’industrial design per dedicarsi, libero da condizionamenti, a strutture più vicine all’arte. Così nascono il letto Lucum (2002), un appoggio color verde mela per sonni futuribili con cuscino e poggiapiedi arancio e materassino in tecnogel, un materiale irresistibile da toccare che Cibic stesso definisce “una sostanza estremamente sensuale ”, oppure le vetrinette (2002) a griglia gialle che sono da sole un oggetto d’arredo talmente compiuto da poter rimanere senza contenuto.
Per definire un percorso creativo più completo, scivolando quasi cronologicamente a ritroso, sono affiancati a questi alcuni pezzi della collezione Standard, in cui l’oggetto rappresentava un’unità nell’insieme di elementi integrabili progettati badando sempre a una “funzionalità calda e piacevole”, di cui sono figli l’asse da stiro (in collaborazione con Giulio Ceppi) del 1992, la Chaise Longue (1991) rivestita per l’occasione in fucsia squillante, una Lampada da tavolo a cubetto in ceramica del 1989 e un Dinosauro porta-qualcosa con la sua mamma.
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stefania portinari
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