Categorie: venezia

Fino al 30.VI.2002 | Mario Martinelli – La superficie introvabile | Treviso, Casa dei Carraresi

di - 25 Giugno 2002

Semplici reti metalliche pronte a catturare piccoli frammenti di precaria esistenza, nella ricerca kleeiana di “rendere visibile l’invisibile”.
Figure piatte, trasparenti, semplificate al massimo, i cui pixel d’ombra abbandonati sul piano stigmatizzano la banalità della riproduzione tecnica.
Forme trasfigurate dal gioco alchemico di Mario Martinelli, che come un deus ex machina ricostruisce le trame dell’inestricabile connessione tra spazio fisico e spazio virtuale, in uno scambio linguistico di intrusioni, trans-apparenze, apparizioni mobili capaci di scardinare completamente qualsiasi fossilizzata definizione.
Una definizione confutata nel suo stesso trasfigurante vibrare, ove l’intreccio filamentoso viene dipanato dal rituale di un gesto iconoclasta, che nella ripetitività testarda del fare e disfare vuole risalire all’origine organica e dinamica della vita.
Nella convinzione, di matrice leonardesca, che la pittura sia esclusivamente un fatto mentale, Martinelli non ammette gerarchie o classificazioni materiche, ma accetta consapevolmente l’utilizzo di materiali (neon, ferro e pietra), che nella loro implicita eterogeneità consentono imprevedibili slittamenti linguistici, alimentati da un furor creativo che, da sempre, ha sostenuto la sua ricerca critico-artistica.
Una ricerca che già nel 1991 alla Galleria Tittel di Colonia mostrava che, catturando l’ombra dei visitatori tramite il semplice passaggio di una fotocellula, era possibile consegnare ad un’anonima rete un frammento unico di esistenza, creando un simulacro che sembrava incarnare una condizione di indefinibile infinitezza.
Novelle filiazioni del calviniano Cavaliere Inesistente, queste figure rivestono il proprio nulla di un’ambigua monocromia, la cui aleatorità, perennemente sospesa tra essere e non essere, lascia trasparire la traccia indelebile di una dimensione superiore.
Una traccia che si avvale dell’effetto deformante dell’ombra, non più intesa come passiva proiezione di una mortale identità, ma come creazione vitale che, nella sua insondabile autonomia, conserva i segreti di una memoria sempre viva.
Come non ricordare la religione egizia, ove un geroglifico antropomorfo rappresentava l’indomabile timore suscitatoda un’ombra intesa come doppio del corpo?
Oppure i Dialoghi di Luciano di Samosata, ove questa appariva come testimone implacabile di ogni caduca azione compiuta nella vita terrena?
Ma perché l’ombra si riveli, è indispensabile la forza generatrice della luce; e proprio l’ombra che abita nella rete di Martinelli, da specchio passivo di una opacità figurale diviene, paradossalmente, incontrollabile sorgente luminosa, in grado di proiettare su neutre mura la memoria silenziosa di una realtà indecifrabile.

articoli correlati
ArtValley-arte e finanza. Il programma
Appuntamento a Roma con la storia della videoarte
L’officina del colore. Diffusione del fauvismo in Toscana
Gianfranco Ferroni. Opere 1956-1963

Elena Granuzzo


Mario Martinelli. La superficie introvabile. Opere 1969-2002; Dall’8/6 al 30/6; Casa dei Carraresi, via Palestro 33, Treviso; Orari: lunedì-venerdì: 16-19.30; sabato e domenica. 10-12.30 e 16-19.30; Tel. 0422-959523
www.mariomartinelli.it; Catalogo con testi di Davide Martinelli, Pierre Restany e Paolo Ruffilli


[exibart]

Articoli recenti

  • Musei

Il Museo Reina Sofía di Madrid ha ampliato la sua collezione con 404 nuove opere

La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…

18 Gennaio 2026 17:48
  • Attualità

Disimparare l’Occidente. Arte, tempo e decolonialismo

Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…

18 Gennaio 2026 16:42
  • Cinema

In “No Other Choice”, Park Chan-wook rimescola tutti i generi del cinema

É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…

18 Gennaio 2026 15:40
  • Arte contemporanea

Biennale 2026: il Padiglione Kosovo riapre una storica chiesa di Venezia

Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…

18 Gennaio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #188, altre forme di identità culturali e pubbliche: Idan Barazani

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

18 Gennaio 2026 9:30
  • Mostre

Luigi Voltolina a Venezia: la pittura come epifania

A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…

18 Gennaio 2026 0:02