Nello spazio elegante della galleria Jarach, angolo silenzioso nel cuore di Venezia, che dal 2006 promuove la fotografia contemporanea internazionale, una sequenza dâimmagini fotografiche di
Giorgio Barrera (Cagliari, 1969; vive a Milano) narrano storie.
Storie vere, recita il titolo, che si offrono al visitatore per essere decodificate e reinventate.
Una successione di finestre, aperture su interni domestici, invita a guardare e a mettere in moto lâazione creativa di chi nellâimmagine inventa o ritrova parti di sĂŠ o di sue storie. Gli scatti, realizzati in analogico a Milano e a Venezia, a Firenze e a Piacenza, inquadrano luoghi animati da apparizioni e restituiscono frammenti di ordinaria quotidianitĂ . I personaggi fermati dallâobiettivo sono attori di esistenze messe in scena con una resa di luci e ombre che offre allo sguardo una morbidezza pittorica, che richiama antichi dipinti di maestri fiamminghi e, in particolare, i quadri di
Vermeer.
Il fotografo, dopo un periodo iniziale di formazione da autodidatta, seguito dallo studio alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze, incontra
Joel Meyerowitz, il celebre
street photographer newyorkese, classe 1938, unico ad aver avuto libero accesso a Ground Zero dopo lâattacco alle Torri Gemelle, e diviene suo assistente in Italia, collaborando con lui anche negli Stati Uniti. Vincitore di diversi premi, lâultimo dei quali il Baume & Mercier Internazionale FotoGrafia nel 2008, è presente con i suoi lavori focalizzati sui rituali della quotidianitĂ e sul paesaggio domestico nelle piĂš importanti rassegne nazionali e internazionali.
Lâallestimento delle sue eleganti âfinestreâ non ha nulla di casuale: ogni figura è posizionata e messa in posa come su un set cinematografico in composizioni studiate nel dettaglio. Sia che venga mostrata una scena singola, sia che si susseguano scene diverse -ciascuna autonoma e concatenata alle altre come parti di un polittico- i flussi narrativi alludono a situazioni che diluiscono frammenti dâintimitĂ in un pulviscolo di fantasia verosimile, che rende ogni atmosfera un attimo sospeso.
Le figure spiate occupano gli interni come presenze assenti e chi guarda, dallâesterno, è coinvolto in un atto audace di svelamento. Furtivo lo sguardo attraversa le grate di un palazzo veneziano illuminato, mentre la notte intorno accoglie inquieti riflessi sullâacqua: tutto è interrotto, si ha lâimpressione che basterebbe un soffio per rimettere in moto trame ignote. Dellâimmagine come di chi la osserva. Ogni fotografia è montata su un foglio speciale di plexiglas sottile e opaco, che accentua della figurazione lâaspetto pittorico.
Un ultimo scatto è riservato allâautore che, a guisa di firma, si fotografa dentro una finestra. Non è solo, fluttua nellâaria il desiderio di creare una nuova storia, dove il reale incontra lâimmaginario e questo non è meno autentico del vero.