Categorie: venezia

fino al 31.VII.2005 | Remo Bianco | Padova, Palazzo del Monte

di - 25 Luglio 2005

La ricerca di un’identità stilistico-linguistica e l’elaborazione di una forma visibile di riconoscibilità è tema centrale nell’arte (tanto più se moderna), e viene spesso declinata attraverso modalità di reiterazione pratica o gestuale. Assiduo sperimentatore, Remo Bianco (1922-1988) ha fatto proprio della ricerca il suo marchio di fabbrica, elaborando nel corso della propria evoluzione artistica poetiche via via diverse e distintati, che hanno suscitato più di qualche disapprovazione da parte della critica più ingessata.
L’antologica padovana si apre con lussuoso biglietto da visita costituito da due splendidi Tableaux Dorés degli anni Sessanta (tanto cari a Restany) che fanno pendant su due opposti muri. Scelta quanto mai azzeccata, perché lo sguardo viene da subito catturato dall’incrociarsi delle linee di forza dell’oro sugli sfondi puri di colore. La sensazione è quella di finire in un universo magico parallelo ad Unchanted Forest di Pollock anche se il fitto accumularsi di trame e relazioni non avviene per accumulo ma more geometrico. Seguono le opere figurative degli esordi (Bianco quando era studente serale a Brera ebbe De Pisis come mentore) tra cui spicca l’autoritratto ad olio Sono demoralizzato per le pessime condizioni in cui mi trovo. In seguito il suo stile si fa più asciutto e i colori cominciano a sporcarsi, distribuirsi casualmente, macchiare la tela: i contatti con l’Action Painting e il lavoro di Baj e Fontana gli permettono di compiere il salto. Realizza così i Nucleari, come quello intenso del 1952, con fondo verde e pezzi di materia (vetri e quant’altro). Nel frattempo, non insensibile all’estetica dada, produce i primi Collages di carta, stoffa e brandelli di juta. A metà degli anni Cinquanta comincia a sperimentare anche la pittura su vetro e plexiglas che lo porterà presto ai 3D, tutti rigorosamente senza titolo, ottenuti con la sovrapposizione di più superfici dipinte. Qui l’idea di profondità delle masse cromatiche presuppone il movimento dello spettatore (similmente realizza dei modelli in legno dipinto sagomato). Sono anche gli anni delle prime Testimonianze, tavole con dei sacchettini di plastica nei quali è stato depositato il materiale più eterogeneo, mentre sono presenti tipologie diverse di Appropriazioni di materiali già usati e riciclati dando loro una nuova storia, realizzate dagli anni Sessanta. Il decennio successivo, in cui Bianco costruì dei comignoli per creare delle sculture di fumo e delle strepitose sculture calde (tramite l’inserimento di resistenze elettriche nella pietra), è all’insegna dell’Arte Elementare, caratterizzata da segni e colori infantili che ricordano le immagini degli abbecedari. Una vera e propria tabula rasa −come scrive Elena Pontiggia− che sono il ritorno all’origine dopo una vita passata ad indagare.

link correlati
La biografia dell’autore a cura della curatrice della mostra
Il sito che porta il nome dell’artista

daniele capra
mostra visitata il 30 giugno 2005


Remo Bianco. La metamorfosi della materia
a cura di Lorella Giudici e Leo Guerra
catalogo edito dall’Associazione Remo Bianco con testi di Lorella Giudici, Leo Guerra Giorgio Segato
Padova, Palazzo del Monte, Piazza Duomo
da martedì a domenica 10.30-19.30
ingresso € 8, ridotto € 5; il biglietto della mostra comprende l’ingresso al palazzo per informazioni tel. 049 8204537, fax 049 8204503
saionic@comune.padova.it
http://padovacultura.padovanet.it


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