Lo spazio domestico come nido, lovely nest, può trasformarsi in gabbia ostile, dinamo generatrice di stati di alienazione ed ossessione. Elena Arzuffi si muove sul filo dell’equilibrio precario che divide la follia dall’affetto familiare, dove l’ordine apparente cela insospettati disordini psicologici e il luogo fisico si trasforma in luogo mentale.
Nel nuovo progetto per la galleria Estro l’artista dimostra il suo eclettismo lavorando con video, installazione, disegno e fotografia, sviluppando un percorso narrativo, non lineare, interamente impostato sullo spazio.
La dicotomia tra spazio interiore e spazio fisico sono resi da Elena Arzuffi con lo stratagemma, tipico della sua prassi, di montare i suoi video assemblando immagini reali e disegni al tratto, o associando i disegni alle foto. Una sorta di continua frattura, di segmentazione del continuum narrativo, che sembra prosciugarsi di ogni referenzialità per divenire pura astrazione simbolica.
In galleria è proiettato il video “Lovely nest” (durata 4’40”); i disegni utilizzati sono sparsi e accumulati tutt’intorno. Le scatole di cartone, accuratamente costruite e composte nello spazio come una serie di nicchie, circondano foto ricordo legittimando l’esistenza della memoria e, nel contempo, imprigionandola per impedirne la fuga, l’evasione.
Le foto alle pareti, a tiratura unica, mostrano l’appartamento vuoto, spazio fisico che corrisponde metaforicamente allo spazio interiore. La mostra è curata da Gabi Scardi.
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