C’era una volta un mulino, sul limitare della campagna vicentina alle soglie della città, che da abbandonato e deserto è tornato ad essere vivo e in occasione di questa mostra macina musica, con cigolii elettronici e suoni di acque vive.
Un’esposizione a due piazze, anzi a due piani degli artisti Veronica Veronese Palmieri e Manuel Baldini, più un terzo convivente, il giovane compositore di musica Andrea Cera, autore dell’installazione sonora dal titolo “+”. Una storia a tre senza gelosie, in cui ognuno si esprime attraverso il suo medium, riempiendo e abitando questo edificio dal forte significato architettonico, memoria di archeologia industriale e luogo labirintico che pure è stato occupato con garbo. Veronica Veronese Palmieri ha preso possesso delle stanze al primo piano: le sue “foto-quadrette” declinate nei toni del rosso sono smaniose di tenerezze, con apparizioni di vestitini della mamma, fioretti, fasci di luce. S’intravedono nell’amalgama color cherubino amiche al sole, come in un’antica ispirazione da Novecento italiano o da macchiaioli, ma ambientate in una
La scala di metallo che attraversa i piani è come un cordone ombelicale, come l’acqua che scorre lungo le dita lignee del mulino: che sia di augurio a ottime frequentazioni. Dove c’era solo un mulino ora c’è un non-luogo dove la creatività può prendere forma.
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