Definire Purple come una rivista è riduttivo. Purple può essere visto come un contenitore aperto e in continua trasformazione, la cui “veste mediatica” è quella di una rivista, fondata da Elein Fleiss e Olivier Zahm, che oggi esce in due edizioni: Purple Fashion, che si occupa di moda, e Purple Journal, orientato verso l’arte. Unico criterio per la scelta degli argomenti: il gusto dei suoi redattori. Non solo: in parallelo alle uscite periodiche, i cofondatori hanno creato una casa editrice (Purple Book), un ufficio di monitoraggio delle nuove tendenze e di consulenza artistica (Purple Institute) e hanno organizzato mostre in Europa e negli Stati Uniti.
D’aucune (histoires), prima uscita italiana dello staff di Purple, è un progetto-mostra altrettanto variegato e aperto. Iniziato con un’esposizione di fotografie e un’installazione il 28 settembre al Centre culturel français (dove continua fino al 19 novembre), si è “sviluppato” parallelamente allo Spazio Lima per due serate all’insegna del video e della performance sperimentale, mescolando autori e pratiche artistiche, nel solco della versatile poliedricità che caratterizza Purple, e dipanandosi così in un fil rouge metanarrativo di suggestioni.
A partire dalle foto di Camille Vivier, i cui soggetti, tutte donne, potrebbero essere legati tra loro e ai luoghi rappresentati negli scatti di Laetitia Benat ed Elein Fleiss, in un disporsi di memorie virtuali che acquistano coerenza ogni volta che lo spettatore ne ricostruisce un senso attingendo al proprio vissuto e al propio personalissimo sentire. Per continuare con un’installazione di Marina Faust, realizzata con fili di lana (una materia “calda” che richiama una dimensione quasi domestica, intima) che hanno “colonizzato” la biblioteca del Centro.
E per “divagare” in un altro spazio, che ha visto il contraltare dinamico della mostra: il 29 settembre con una coreografia di Laetitia Benat interpretata da Julie Salgues, accompagnata dalle sonorizzazioni di Gel e seguita dalle sperimentazioni di sound elettronico di tre giovani artisti giapponesi, Dj sniff (Takuro Mizuta Lippit), Yutaka Makino e DILL (Yuji Inoue); il 30 con una lecture e proiezioni di video di Laetitia Benat, Elein Fleiss e Sébastien Jamain. Di nuovo, una tavolozza di storie possibili: il corpo della ballerina, che, a metà tra un automa meccanico e un pupazzo sinuoso, sembrava muoversi con i suoni prodotti e rielaborati dal computer, ha lasciato il posto alle atmosfere sonore dei tre dj, in rarefatto equilibrio tra campionamento e turntablism; i passi scelti da Purple hanno preso vita nelle voci delle due autrici (Benat e Fleiss) e le narrazioni si sono trasferite nei piccoli ritratti video di tre artiste e di una quarta donna, realizzati con tecniche diverse (dall’immagine fredda del digitale alla grana quasi pittorica del Super8), ma tutti focalizzati sul rapporto tra la protagonista e il “suo” ambiente, quasi a chiudere idealmente il discorso iniziato con la mostra fotografica. E a spalancare nuovi scenari.
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monica ponzini
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