L’iniziativa di musica, arte e letteratura svoltasi nel Duomo di Milano ha proposto la videoarte al più ampio pubblico possibile (a parte quello televisivo, il cui raggiungimento sembra ormai considerato velleitario dagli stessi videoartisti). Il grande pubblico ha mostrato di apprezzare e capire le opere: in particolare un video di Bill Viola ha suscitato un grande applauso “a scena aperta”.
Bill Viola (New York, 1951), dunque, grande maestro appartenente alla ‘seconda generazione’ di videoartisti: Departing Angel (2001) presenta un’inquadratura fissa subacquea; i primi estatici minuti lasciano contemplare i raggi di sole che filtrano sott’acqua. Infine, l’azione: un tuffo che non segue le leggi della fisica né del tempo, perchè in rewind e al rallentatore. La comparsa del personaggio risulta così un’epifania, negata con grazia poco dopo, quando il tuffatore è risucchiato fuori dall’acqua –quindi fuori dal video. Presenti dunque gli usuali tòpoi violiani: l’acqua, l’allusione al ciclo vitale, un senso di spiritualità; interessante stilisticamente la resa densa e talora solidificata dell’elemento acquatico.
Emergence (2002), ispirato alla Pietà di Masolino, ibrida la deposizione e la resurrezione di Cristo. Nei primi minuti il ralenti evidenzia la disperazione delle piangenti –che però talora si cercano con lo sguardo manifestando timidamente speranza- e crea attesa; poi Cristo emerge da una tomba che sembra anche un battistero –da cui straborda acqua, elemento al cui uso sia letterale che simbolico Viola non rinuncia; un Cristo bianco di morte ma anche di alterità spirituale, nonchè di sensualità emaciata; la deposizione da parte delle due donne si connota come non neutra sessualmente, grazie a certi contatti, sfioramenti, carezze. Viola conferma la forte connotazione pittorica della sua tavolozza elettronica, con immagini e colori forti e puri, lontani dalle complesse textures di molti videoartisti.
Molto “Violiano” -ma originale- anche il video Flow (2004) di Michiel van Bakel (Deurne, Olanda, 1966), con le sue cascate e vortici d’acqua; interessanti –e direttamente ispirati alle sperimentazioni video della generazione precedente a Viola- lo sdoppiarsi e l’intersecarsi delle finestre aperte all’interno del quadro, finestre che fluttuano come le onde del mare che contengono.
Mark Wallinger (Londra, 1959) è famoso per il suo ready-made A real work of art del 1993: l’esposizione di un cavallo vivo. Anche il suo video Threshold to the kingdom (2000) è costruito come un ready-made, presentando una ripresa fissa dell’uscita dei passeggeri dalla porta degli arrivi di un aeroporto, rallentata notevolmente. Ecco la porta come vagina che immette le persone nella hall/nel video/nella vita, le persone che attraversano il campo in orizzontale come l’accidentale, ovvero le vicende della vita, il sorvegliante immobile ed indifferente come custode trascendente (dio, demiurgo,…?) che osserva non visto, la sparizione dall’inquadratura come morte.
Il protagonista di Prometheus (1999), ancora di Wallinger, è un condannato a morte, piuttosto indifferente al fatto di essere sulla sedia elettrica: intona un canto sacro con un’inquietante voce modificata elettronicamente. Nondimeno viene lo stesso giustiziato e quando la sequenza viene riavvolta velocemente la sua voce sembra essere il rumore delle scariche elettriche; egli non muore, però: il video –e il suo canto- continuano in loop fino alla successiva “scossa”.
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Libro “Visioni elettroniche”-Sandra Lischi-2001
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link correlati
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Mark Wallinger alla Biennale di Venezia 2001
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Libro “Bill Viola”-Valentina Valentini
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stefano castelli
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