Nel Fuorisalone, c’è posto anche per l’audiovideo e il live media. Accanto (e parallelamente) alla mega kermesse di Domus, il secondo appuntamento di TDK Dance Marathon ha visto l’ala aeronavale del Museo della Scienza ospitare, in una manifestazione eterogenea, alcuni protagonisti internazionali della scena sperimentale elettronica, con la partecipazione di altri festival italiani (Netmage, Sintesi, Videominuto e TDK Audiovisiva, “costola” del Milano Film Festival), che hanno presentato una serie di proposte scelte. Musica e immagini si spostavano poi in altri spazi della città, come il garage dello Stadio San Siro (dove è stato presentato fra l’altro un estratto di Rubber Johnny, film in prossima uscita del visionario regista Chris Cunningham, con musiche di Aphex Twin), lo Spazio Piranesi o i Magazzini Generali.
Un esempio della pluralità di progetti presentati sono state le esibizioni dei Lightsurgeons, collettivo inglese multimediale fortemente orientato al mixing creativo di analogico e digitale, e dell’olandese Eboman (al secolo Jeroen Hofs), pirotecnico entertainer audiovisuale.
Nati nel 1995, i Lightsurgeons hanno all’attivo una serie di collaborazioni con The Propellerheads, Cornershop e Unkle, ma anche installazioni e film in digitale, spesso con uno sguardo privilegiato su tematiche a sfondo sociale. Sul versante vjing, si sono distinti fin dall’inizio della loro carriera per la capacità di spingere al massimo i mezzi a disposizione –al tempo proiettori di diapositive o spezzoni di pellicola in Super 8 e 16 mm- per creare spettacoli video in cui la sovrapposizione e l’avvicendamento dei layers produceva una sorta di “discorso” contestualizzato con il mix sonoro; il loro lavoro è sfociato recentemente nel dvd-raccolta APB [all points between], realizzato con il supporto del festival onedotzero. Nella performance al TDK Dance Marathon hanno riproposto questa linea, con un set imperniato sugli Stati Uniti, in un susseguirsi e sovrapporsi incalzante di immagini (dalle riprese originali a quelle di repertorio, dagli spezzoni di vecchi film alle dichiarazioni del presidente Bush) che hanno intessuto una trama tutta particolare, su cui si intrecciavano audio originale e audio mixato.
Un lavoro decisamente legato alla club culture più leggera e dance è invece quello di Eboman, frontman trascinante che propone un remix serrato di brani e relativi video: nella sua performance SamplemadnesS il campionario dei videoclip più famosi –riproposto spesso con il logo dell’emittente da cui sono stati registrati– si trasforma in un gioco di cut and mix. Partito fin dagli esordi da una matrice visuale, in particolare dal ricampionamento di vecchi film, Eboman ha sviluppato una propria “sintassi visiva” basata sulla ristrutturazione interattiva di sample audio e video.
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Eboman
monica ponzini
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