I Depeche Mode (al secolo Dave Gahan, Martin Gore ed Andy Fletcher) sono i Re Mida del videoclip: a partire dal lontano 1981 non ne hanno sbagliato uno, dimostrandosi sempre la band più attenta alla ricerca e all’avanguardia del filmato musicale. E nel loro venticinquesimo anno di carriera, per il terzo singolo dal già storico Playing the angel -che ha segnato il ritorno dei tre di Basildon sulle scene dopo ben quattro anni di silenzio– si possono perfino permettere di uscire con due video di svolta.
C’è il Suffer well onirico e surreale nato dalla visione del fotografo Anton Corbijn, e c’è il Suffer well digitale, realizzato in Machinima (tecnica che sfrutta gli editor inclusi nei videogame commerciali), nuova frontiera dell’animazione tridimensionale, cantato in lingua simlish e pensato apposta per il suo inserimento nel nuovo pacchetto di espansione del videogioco più venduto del mondo The Sims 2 – Open for business (EA Games). Una relazione affettiva che si consolida dopo 20 anni di collaborazione e una lunga pausa di riflessione il primo, l’abbattimento di una nuova barriera di comunicazione il secondo, che vede il cantante Dave Gahan cimentarsi addirittura con una lingua virtuale preverbale, lo simlish appunto, nato dall’unione di un idioma ucraino, di Tagalog (linguaggio filippino) e di Navajo (gergo che usava l’esercito americano per criptare i dispacci).
“I Depeche Mode sono sempre stati aperti a nuove possibilità di condividere la nostra musica. Ma registrare una versione Simlish di ‘Suffer Well’ ci è sembrato fin troppo bizzarro. Proprio per questo non siamo riusciti a resistere alla tentazione.” afferma Gahan.
Naturalmente, il clip si presenta innovativo anche nei contenuti: un’asimoviana storia d’amore non corrisposto tra un automa e la donna che lo assembla –a metà tra L’uomo bicentenario e I, robot– che presenta la macchina in grado di provare sentimenti totalmente umani.
E sempre di sentimenti, anche se su un piano profondamente differente, parla anche il video realizzato “in carne ed ossa” da Anton Corbijn. Come sempre nel suo lavoro con i Depeche Mode, il fotografo olandese scava nel significato più intimo della canzone e crea un metaforico viaggio attraverso l’inferno, accompagnato da un angelo della redenzione dalle ali bianche (interpretato dalla nuova moglie del cantante).
La comunicazione religiosa e la sua iconografia tornano in primo piano, come ai tempi di Songs of Faith and Devotion” ma lo stile di Corbijn è sempre in evoluzione. E il risultato, ancora una volta, sorprendente.
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www.depechemode.com
http://thesims2.uk.ea.com
www.corbijn.co.uk
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