Categorie: altrecittà

Collettivo W e Radouan Mriziga | Villa Manin, Udine

di - 6 Marzo 2016
Dopo il debutto, nel mese di dicembre, dei Dewey Dell, procedono a Villa Manin le residenze del Collettivo W e di Radouan Mriziga.
I primi, esibitisi al pubblico il 22 gennaio, sono un collettivo francese (http://www.1110111.org/) formatosi nel 2003 e capitanato da Joris Lacoste, artista, scrittore, autore teatrale e dalla drammaturga Jeanne Revel, che vede la collaborazione del filosofo e teorico Lou Forster. Presenti in Italia già lo scorso settembre con un workshop realizzato nell’ambito di Short Theatre, il gruppo sembra incentrare la propria attenzione e poetica sulle dinamiche comportamentali di gruppo e sui meccanismi dell’attenzione e della regola che loro stessi hanno denominato “metodo W”. La performance presentata nell’ambito di Dialoghi, consiste nella suddivisione attorno a tre tavoli dei trenta spettatori presenti, i quali, dopo aver seguito le regole del gioco precedentemente illustrate, iniziano una sorta di conversazione basata sul nonsense, dove nessuna argomentazione dev’essere collegata a quella precedente, pena la perdita al gioco. Sul tavolo, ognuno di loro ha davanti a sé 7 fishes bianche e 3 nere che dovranno essere giocate tutte le volte che si parla (quelle bianche) e tutte le volte che qualcun’altro sbaglia (nere), rispondendo alle domande, ripetendo parole già dette, usando sinonimi o quant’altro. In quel caso avverrà, — con quel “tombeau” pronunciato con forza —, la morte dell’avversario che si prenderà tutti i gettoni sul tavolo. Vince chi rimane senza fishes.

Se i francesi chiudono la loro residenza con una sorta di gioco di gruppo che invita alla socializzazione attraverso un dialogo slegato, dove determinante risulta essere però il grado di concentrazione e la comprensione del meccanismo e della regola, Radouan Mriziga presenta un work in progress incentrato sui meccanismi della costruzione architettonica e gestuale. Lo scenario non è più quello della villa ma l’Ottagono di Codroipo, spazio nato dall’idea di sette associazioni del posto che promuovono iniziative culturali. Ed è proprio sopra questa forma, che la compagnia del marocchino dispone un tappeto con impresso un pattern di geometrie islamiche al quale, a sua volta, sovrappone una costruzione di mattoni che inizialmente simula un fiore che nel suo continuo sbocciare adatta la sua forma alla società in cui vive. È struttura aperta e reticolata, giardino che accoglie prima e muro che divide poi; pavimento-pedana, piramide, colosseo, torre babelica e infine struttura rigida e verticale che ricorda i moderni grattacieli. A mettere in moto questo ‘spazio archeologico’ per 3600 minuti — numero che è anche titolo del progetto —, vi sono quattro performer che iniziano in modo quasi statico, per procedere in un crescendo di gesti ed articolazioni ripetitivi, secchi e minimali. Gli unici suoni percepiti sono quelli degli schiocchi delle dita, dei sibili delle scarpe a terra, degli schiaffi dati alle gambe, dei mattoni che si spostano. Alla ricerca della forma e della misurazione dello spazio si uniscono lo studio della grammatica del gesto, che successivamente si incastra in quella delle forme, nei segreti nascosti nelle geometrie islamiche. In quella che gli scienziati hanno chiamato “geometria quasi cristallina” e che necessita di conoscenze matematiche molto avanzate per essere costruita.
La performance di Mriziga è un lavoro sulla complessità e sui forti contrasti del nostro tempo che lentamente possono essere integrati. Così come accade per il pubblico, apparentemente escluso e anche un po’ affaticato dalla silente ed inerme partitura, eppure costantemente richiamato da sguardi diretti a lui rivolti in grado di suscitare al contempo fiducia e tensione. Apparentemente freddo e distaccato, questo progetto che vedrà il suo debutto, fra pochi giorni, a Marrakech, nasconde una componente sensuale e seducente, che richiama il mistero e le infinite possibilità che si celano dietro al concetto di costruzione ed interpretazione.

Eva Comuzzi
performance viste il 22 gennaio e 4 febbraio
Dal 17 novembre al 21 febbraio 2016
Villa Manin, Passariano
Radouan Mriziga, coreografo e danzatore marocchino con i danzatori Maria Ferreira Silva (Portogallo), Maite Jeannolin (Francia) e Karl Saks (Estonia).
Dimostrazione aperta al pubblico 4 febbraio

Nata nel 1977 è storica dell'arte e curatrice, collabora con MOROSO e ArtVerona. Lavora per diversi anni alla Galleria d'Arte Contemporanea di Monfalcone, specializzandosi nell'operato delle giovani generazioni. Al termine di questa esperienza, fonda NASAC (Nuova Accademia delle Arti Storico-Artistiche Contemporanee), progetto itinerante e trasversale che ha lo scopo, attraverso delle lezioni aperte a tutti, di far conoscere e divulgare le arti e la loro connessione con le altre discipline.

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