In realtà il progetto muove dal desiderio e dalla necessità di rivedere, approfondendoli, il simbolismo e il liberty nell’ambito della storia svizzera. La produzione artistica elvetica degli anni attorno al 1900 è, infatti, tuttora poco conosciuta. Le monografie e gli studi finora intrapresi in materia non consentono un’accurata visione d’insieme. Sebbene l’attività di alcuni tra i più significativi artisti svizzeri, quali Ferdinand Hodler, Cuno Amiet, Giovanni Giacometti e Félix Vallotton, si situi attorno al 1900, sono rari i tentativi di porre in relazione le loro proposizioni con quelle dei loro contemporanei e connazionali meno noti al fine di individuare i tratti fondamentali e la complessa varietà di questo periodo di transizione. La rassegna vuole porre in risalto la molteplicità della produzione artistica svizzera dell’epoca, presentando numerosi artisti pressoché sconosciuti oltre i confini nazionali. Grazie ai prestiti ottenuti da oltre 30 musei e diverse collezioni private, vengono presentati circa 80 dipinti e 40 opere su carta.
In considerazione delle differenze che distinguono gli sviluppi stilistici della pittura svizzera attorno al 1900, determinate dai diversi paesaggi culturali e dai luoghi di formazione, la fortunata collaborazione tra il Kunstmuseum di Solothurn, iniziatore del progetto, e i due interlocutori di aree linguistiche diverse – Villa dei Cedri di Bellinzona e il Musée cantonal des Beaux-Arts di Sion – acquista un significato particolare. La comune elaborazione del progetto, fondata fin dall’inizio su proposte e scelte congiunte, raggiunge l’obiettivo, più volte auspicato, di un interscambio tra le varie aree culturali svizzere. A ciò si aggiunge la presenza nelle collezioni di tutti e tre i musei coinvolti di un notevole patrimonio di opere risalenti agli anni intorno al 1900: il Kunstmuseum di Solothurn vanta alcuni capolavori di Ferdinand Hodler, Cuno Amiet e Albert Trachsel, mentre nelle collezioni di Villa dei Cedri e del Musée cantonal des Beaux-Arts di Sion si trovano importanti opere di Fausto Agnelli, Edoardo Berta e Luigi Rossi, rispettivamente dell’”Ecole de Savièse”, di Ernest Biéler, Marguerite Burnat-Provins e di Edouard Vallet. In questo senso le esposizioni di Solothurn, Bellinzona e Sion costituiscono un significativo contributo alla valorizzazione e allo studio delle rispettive collezioni.
La mostra è accompagnata da un importante catalogo in tre edizioni (italiana, francese e tedesca) corredato da 80 tavole a colori e 40 in bianco-nero. Il volume – a cura di Christoph Vögele, Matteo Bianchi e Pascal Ruedin con la collaborazione di Simona Martinoli e Franz Müller – raccoglie saggi di Rossana Bossaglia, Oskar Bätschmann, Pascal Ruedin, Franz Müller, Matteo Bianchi, Reto Bonifaci e Daniela Hardmeier, Beat Stutzer, Christoph Vögele, oltre ad apparati comprendenti una puntuale bibliografia e le biografie degli artisti interessati dalla mostra. La cura redazionale del catalogo è assicurata dall’Istituto svizzero di studi d’arte con sede a Zurigo.
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