Attivo dal 1873 il Lanificio Leo è la più antica fabbrica della lana ancora attiva esistente in Calabria. La tendenza da più parti a considerare l’artigianato in un’ottica meramente vernacolare, buono a produrre souvenir d’esportazione, ha spinto il Lanificio Leo, in collaborazione con l’Associazione Culturale Aleph Arte di Lamezia Terme, a creare le condizioni per la nascita di un gruppo di lavoro dall’architettura aperta, formato da creativi, artisti, architetti ed esperti della comunicazione. !d (Esclamation d) è il nome del gruppo – nato all’interno del Lanificio Leo, ma che si nutre di influenze provenienti dall’Università di Architettura di Reggio Calabria – che ha ideato e organizzato Dinamismi Museali, numero uno 2000, con l’intento appunto di sviluppare una cultura alternativa sull’artigianato e sulle arti applicate. L’idea programmatica che sta alla base di Dinamismi Museali è che l’artigianato inteso come patrimonio collettivo di processi e routine produttive non ha senso se non entrando in relazione con le altre discipline espressive: design, architettura, pittura, cinema, teatro, ecc. Nutrendosi di stimoli provenienti dalle altre arti l’artigianato artistico pur continuando a tramandarsi sul versante del “processo”, tende a rinnovarsi sul versante “formale”. Il percorso intrapreso dal Lanificio Leo è bene esemplificato nell’ambito di Dinamismi Museali, che alla sua seconda edizione, dopo l’esordio del 1999, presenta delle opere concepite e ospitate per interagire con lo spazio espositivo, alquanto suggestivo, e per offrire stimoli e riflessioni.
La rassegna culturale, che inaugura ufficialmente l’MLT, il Museo Laboratorio del Tessile, patrocinato tra gli altri da: Università della Calabria, Provincia di Catanzaro, Soprintendenza ai Beni Culturali della Calabria, ospita, nella Sezione Arti Visive, i Grado Zero con le opere “Nostalgia del Futuro ed altre macchine volanti” e “Hybrid”. La prima opera (circa 24 tavole) sviluppa la tesi di laurea dei Grado Zero dal titolo “Nostalgia del Futuro: landmark e lunapark ad Anversa” con cui partecipano al concorso internazionale “Paesaggio e Linguaggio Grado Zero dell’Architettura”, aggiudicandosi una menzione di merito da parte di Bruno Zevi. Nodo centrale della mostra è il problema di Anversa di un vasto programma di deindustrializzazione che restituisca alla città aree strategiche del waterfront.
Nei vari mesi passati ad Anversa e a Londra, i Grado Zero si sono interrogati a fondo per immaginarsi un pezzo di futuro in cui immagini fantastiche e di tendenza tecnologica portano lontano da morfologie consolidate. Questa predisposizione per la contaminazione tra architettura e tecnologia è evidente nell’altra opera dei Grado Zero, “Hybrid”, una video-installazione pensata per una performance in collaborazione con il “Teatro Noctu”. Quest’esperienza appartiene alla ricerca di nuove idee spaziali nell’era delle nuove tecniche delle comunicazioni. “Hybrid”, riadattato all’ambiente di quasi archeologia industriale del Lanificio, è uno sguardo poetico sul futuro dell’architettura digitale e sul rapporto tra spazio reale e spazio virtuale.
Le altre due sezioni, Eventi e Design, presentano due produzioni di !d (Esclamation d): “LudusLudus: the joy readymade” e “Dia_proiezioni, De_museificazione”. LudusLudus è una stuoia da costruire, un tappetp inteso come spazio di relazione da dividere con altri. Si tratta essenzialmente di un’azione di autocostruzione che vuole essere didattica, ma soprattutto ludica ed emozionale; un “gioco” che stabilisce tra utente e prodotto un rapporto di spiccata affettività. LudusLudus, che ha vinto recentemente il concorso nazionale “Materia Mutatis”, nasce dall’incontro tra la rete da cantiere in plastica, prodotto industriale di valenza anonima, e il peculiare panno follato in lana merinos 100%, prodotto artigianale con una forte identità. “Dia_proiezioni, De_museificazione è invece una riflessione, audiovisuale sulla potenza /impotenza dell’arte nell’era delle immagini. Non a caso l’immagine simbolo dell’intervento artistico è “Guernica” di Picasso, una delle opere più drammatiche e “forti” del secolo appena trascorso, oggi diventata (o usata) come una web-image, ovvero una semplice immagine da “scaricare” sul proprio desktop.
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