Scene dalla manifestazione No Kings a New York il 28 marzo. Foto © Francesca Magnani
Continua la nostra documentazione visiva sui cartelli portati in corteo in manifestazione a New York. Sabato, 28 marzo 2026, decine di migliaia di newyorkesi hanno inondato Manhattan con la terza edizione della protesta No Kings, rivolta contro le politiche attuali. Il raduno è partito da Columbus Circle alle 14: il corteo ha invaso la 7ma Avenue e Broadway, attraversando Times Square fino alla 34ma Strada, con la folla che si estendeva per oltre 10 isolati. Striscioni monumentali dominavano la scena. L’evento di New York è stato uno dei 3mila sparsi negli USA, dall’Alaska a Porto Rico.
Tra la calca, cartelli laconici catturano lo spirito della manifestazione: “SMH – Shaking My Head”, scuotendo la testa per l’incredulità di fronte alla situazione. “Il tuo coraggio/ la mia rabbia”, ma anche semplicemente “No”. Gli striscioni No Kings non sono solo slogan ma un testo semiotico che condensa rabbia, storia e resistenza americana.
Questi slogan moderni sembrano rispondere a Thomas Paine, autore di The American Crisis (1776): «La tirannia, come l’inferno, non si conquista facilmente; ma abbiamo questa consolazione: più dura è la lotta, più glorioso il trionfo» – “Tyranny, like hell, is not easily conquered; yet we have this consolation with us, that the harder the conflict, the more glorious the triumph”. Scritta per spronare i rivoluzionari contro la Corona britannica, oggi i manifestanti vivono questa frease in un giorno di inizio primavera.
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