Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la scultura a Matera, nelle due suggestive chiese rupestri di Madonna delle Virtù e S. Nicola dei Greci. In queste architetture al negativo, ottenute attraverso l’arte di togliere materia, per liberare il furor imprigionato nella massa, si alternano, distribuendosi in anfratti e altari, in nicchie e cappelle le sculture dell’arte moderna, dando vita ad un gioco di forti contrasti che lascia il visitatore sempre piacevolmente meravigliato.
Tredici giovani artisti in mostra, nati tra gli anni 50′ e 70′, sintetizzano le principali linee di ricerca della scultura italiana, conducendoci, sostanzialmente, attraverso due percorsi concettuali: la scultura intesa, da un lato, come verifica di ipotesi spaziali e, dall’altro, come luogo concluso in sé, in cui scaturisce l’immagine.
Immensi fiori, dal sapore metallico, sculture fantastiche di una bellezza oscura e chador che racchiudono urla imprigionate nel silenzio (opere di Luisa Valentini), si alternano tra “giardini di pietra” e cappelle. E poi ancora Giuliani con installazioni in gesso resina e travertino, le sculture da parete di Eduard Habicher, Todaro con una medaglia alquanto ironica, Giovanna Bolognini con installazioni che riflettono la propria dimensione psicologica ed intimistica e Palmieri con fiori improbabili, in ferro e ceramica, che sembrano spuntare dalla roccia.
Mille spunti, mille riflessioni affiorano alla mente dei comuni visitatori, come dei più navigati critici. Dove sta andando l’Arte? Ci rappresentano queste installazioni? E’ possibile il recupero dell’arte figurativa o per lo meno di un’arte dialettica, meno oscura ed ermetica?
La linea dell’astrazione e del surrealismo, i sentieri più battuti anche nell’ambito della mostra, sembrano, per il momento, le uniche vie di resistenza ad un’arte che va sempre più dissolvendosi nei media, facendo della “scultura una lingua morta” (Arturo Martini).
Al di là comunque del valore estrinseco dell’evento, a tutti un invito a non lasciarsi sfuggire l’occasione del contrastante confronto tra la metallica arte moderna e l’incredibile fascino degli antichissimi Sassi.
Brunella Santeramo
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