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Dewey Dell, Marzo | CSS, Udine

di - 13 Febbraio 2015
Ci sono due parole, che nella definizione attuale di uno spettacolo/opera d’arte innovativi, detesto e che da qualche tempo a questa parte hanno preso il posto di ‘interessante’, ovvero ‘fresco’ e ‘funziona’. Non voglio dilungarmi sulle motivazioni per le quali mi siano così avverse, piuttosto sul fatto che, per la prima volta, dopo il momento afasico sopraggiunto al termine dello spettacolo, le abbia utilizzate. Marzo è infatti uno spettacolo che ti travolge come la freschezza di un’intuizione, di un’apertura mentale. Dell’intelligenza. È una performance che sa mettere in equilibrio il disequilibrio; che calibra alla perfezione scenografie e costumi, suoni e movimenti, pieni e vuoti, buio e colore. In poche parole, dove tutto funziona. Ma, soprattutto, dove ogni cosa evolve e cresce in modo radicante e rizomatico.
Li avevo visti per la prima volta sempre al CSS un po’ di tempo fa, credo nel 2007. À elle vide mi lasciò stupita per la grande capacità di questi ragazzi, – forse all’epoca non ancora diciottenni -, di partire dalla semplicità per poi stratificarla con pochi e impeccabili gesti, accompagnati da sonorità secche ma penetranti. Se in quell’occasione la lotta sfrenata si svolgeva fra un gallo indemoniato e un composto scorpione, in Marzo, lo scontro avviene soprattutto fra uomo e donna. Una minuta Eva, a metà fra quella iper tecnologica e tuttofare di wall-E e una vergine ribelle, combattuta fra l’amorevole protezione del paterno samurai e la passione sfrenata di un tenace e rapace unicorno.

Il campo di battaglia, più che un antico cratere, come la sinossi descrive, è una cavità turreliana: un intervento di chirurgia estetica su una natura oramai spenta. Un paesaggio artificiale, dove pneumatici abbandonati dalle precedenti generazioni, hanno dato vita a camere d’aria viventi che riportano subito alla mente l’omino Michelin, mascotte indiscussa della modernità. Moltiplicato per tre, numero trinitario che spesso si ripete nella ripartizione delle scene, questo geniale personaggio compare proprio alla fine di ogni match, quando la donna sembra soccombere a terra. “Nunc èst bidèndum”, sembrano tradurre con buffi gesti perfettamente sincronizzati. “Ora bisogna bere”, motto storico attribuito all’omino, di cui Bidèndum è il vero nome, nonché locuzione oraziana, con cui sia il poeta che il popolo romano esultavano alla morte di Cleopatra e alla fine del pericolo che lei rappresentava per Roma. “Rrose c’est la vie”, avrebbe detto Duchamp pensando alla tensione e al mistero quali migliori caratteristiche di un’opera d’arte e della vita, che Dewey Dell riescono perfettamente a sintetizzare. Impatto visivo (spettacolari i costumi di Yuichi Yokoyama), sculture sonore che plasmano le ombre delle viscere e una gestualità sempre istintiva ma controllata (grande presenza scenica di Enrico Ticconi), fanno di Dewey Dell una delle compagnie più fresche ed ossigenanti del momento. Teodora, oltre che visionaria coreografa, si rivela una fra le maggiori performer del momento, capace, grazie alla sua dirompenza e carisma, di paralizzare lo spettatore con il minimo movimento.
Cala la notte e spunta un’adorabile e cicciotta stellina. Più che dal cielo, sembra giungere dagli abissi marini, da quel “certo sottobosco” che per fortuna pullula di nuovo e sempre di più. Così vitale e così pulsante da fare paura soprattutto a chi non vede.
Eva Comuzzi
spettacolo visto il 31 gennaio
Dewey Dell
Marzo
concept: Dewey Dell (ITA) / Agata, Demetrio, Teodora Castellucci, Eugenio Resta
assistenza alla regia: Kuro Tanino (JP)
disegno dei costumi: Yuichi Yokoyama (JP)
con: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Eugenio Resta, Enrico Ticconi
coreografia: Teodora Castellucci
musiche originali: Black Fanfare / Demetrio Castellucci
luci e scena: Eugenio Resta
realizzazione dei costumi: Fly-Inflate, Giovanna Amoroso e Istvan Zimmermann/Plastikart, Atelier Pietro Longhi
realizzazione della scena: Fly-Inflate, Vito Matera
produzione: Dewey Dell
coproduzione: steirischer herbst/Graz, BUDA Kunstencentrum/Kortrijk for NEXT International
Festival, Centrale Fies/Dro
con il sostegno di Tanzfabrik Berlin e di University of Zagreb – Student Centre Zagreb – Culture
of Change (within APAP – Advancing Performing Arts Projects)
si ringrazia Schaubuhne Lindenfels/Leipzig
Dewey Dell è sostenuta da APAP – Advancing Performing Arts Projects ed è parte del progetto Fies Factory/Centrale Fies

Nata nel 1977 è storica dell'arte e curatrice, collabora con MOROSO e ArtVerona. Lavora per diversi anni alla Galleria d'Arte Contemporanea di Monfalcone, specializzandosi nell'operato delle giovani generazioni. Al termine di questa esperienza, fonda NASAC (Nuova Accademia delle Arti Storico-Artistiche Contemporanee), progetto itinerante e trasversale che ha lo scopo, attraverso delle lezioni aperte a tutti, di far conoscere e divulgare le arti e la loro connessione con le altre discipline.

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