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Finissage | Franco Mazzucchelli, Non abbandonarmi! | Studio Museo Francesco Messina, Milano

di - 6 Dicembre 2015
Chiude oggi la personale “Non abbandonarmi!” di Franco Mazzucchelli, artista che nasce a Milano nel 1939, si diploma nel 1963 in pittura e nel 1966 in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove poi si troverà ad insegnare. Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia. Nel suo percorso di formazione annovera numerosissime mostre sia in Italia sia all’estero. Dal 2013 collabora con il Premio cramum, per sostenere i giovani artisti.
Il Comune di Milano, la Fondazione Giorgio Pardi e l’associazione cramum presentano questa mostra-appello site-specific, curata da Sabino Maria Frassà, offrendo a Franco Mazzucchelli e ai suoi gonfiabili dalle forme geometriche lo spunto per un’interessante riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea nella nostra società. È inoltre un appello al pubblico affinché non abbandoni l’arte e la curiosità di scoprire il nuovo e il diverso, da qui l’hashtag ufficiale “#nonabbandonarte”.
L’esposizione è pensata per essere allestita presso il bellissimo Studio Museo Francesco Messina di Milano, l’ex chiesa di San Sisto, poi studio e successivamente museo che custodisce 80 sculture e 26 opere su carta scelte tra le più pregevoli dell’artista siciliano sopracitato. Realizzate nell’arco dell’intera vita del maestro, ne documentano la grande abilità tecnica e l’interesse per il realismo. La maggior parte delle sculture qui esposte sono realizzate in bronzo, ma sono presenti alcune preziose opere in terracotta policroma, in gesso, marmo e cera. Varie le tecniche impiegate per la realizzazione di queste opere grafiche: litografie, acquerelli, matite e pastelli.

Se l’accostamento delle opere di Messina con quelle di Mazzucchelli può sembrare in un primo momento un po’ forzato, osservando con un occhio più accorto, si nota come quest’ultimo abbia cercato un vero e proprio spazio personale all’interno dello spazio (il gioco di parole è inevitabile), nel quale spiccano subito alla vista i suoi gonfiabili – tecnica e materiale che dagli anni ‘60 in avanti sono diventati la sua firma ufficiale. Al manierismo dello scultore si contrappone con forza il minimalismo delle figure geometriche in PWC, richiamando le forme pure di Malevič (sul quale è in corso una mostra alla GAMeCd di Bergamo), dal quale però dissente dal concetto di “arte per l’arte”, credendo invece che l’arte sia solo per l’essere umano o addirittura che l’arte sia l’uomo. Infatti, l’artista ha sempre sostenuto l’affermazione di Lenin: “l’arte appartiene alle persone”, deve quindi parlare a tutti, indistintamente, e di conseguenza il quesito che si pone il curatore Frassà è: “ma se le persone non volessero (più) l’arte?”. Già nel 1966 a tal proposito nasce il ciclo di opere Abbandoni, una serie di gonfiabili che vengono letteralmente abbandonati davanti ad aziende o in spazi pubblici, per far interagire le persone con un’arte concreta e tangibile, utilizzando un linguaggio adito alla comunicazione e all’interazione. Successivamente crea la serie Sostituzioni e Riappropriazioni. Ma con somma delusione, dagli anni ’90 in poi, l’artista percepisce un cambiamento forte all’interno della popolazione, che invece di avvicinarsi all’arte se ne è progressivamente allontanata, forse a causa del crescente benessere, della comunicazione di massa e delle veloci forme di comunicazione? E così crea il ciclo di opere ART ON ART, ossia l’artista dà la possibilità a chi voglia di scrivere sulle sue opere – modificandone l’aspetto e lasciando così il proprio segno – facendosi stimolo e creando il modo e il mezzo per una mediazione culturale. In una visione assolutamente non elitaria dell’arte, con questa mostra Mazzucchelli formalizza il suo concetto “noi siamo la gente”, sottolineando come non ci sia differenza tra artisti e fruitori. Il suo desiderio è quindi quello di far sì che le persone siano incuriosite e interessate all’arte, elemento fondamentale per la nostra società, contrariamente al trito e ritrito concetto “con la cultura non si mangia”.
La mostra è articolata su più piani; al piano terra tra le diverse opere esposte ricordiamo Cono12, un cono rosso alto 12 metri; Sferotto, una sfera trasparente sospesa in aria e Quadro trasparente su cui è possibile scrivere e disegnare ciò che si vuole con dei pennarelli indelebili. Al primo piano sono appesi dei gonfiabili trasparenti di piccole dimensioni, all’interno dei quali sono inserite delle foglie d’oro, su cui si posa lo sguardo delle teste scolpite da Messina. Al secondo piano, il vero e proprio ex studio, sono visibili alcuni suoi lavori, tra cui Lunula ed Eclissi composte da PWC gonfiabile e specchio.
Nella cripta invece spicca appeso alle pareti il ciclo di quadrati gonfiabili, intitolati Oro vero? per via del tappo d’oro, vero per l’appunto, con la firma dell’artista incisa. All’esterno era visibile l’opera Salvami!, che dopo essere stata tristemente oggetto di ripetuti attacchi vandalici (si sospetta per orari e luogo da alcuni alunni), è stata smontata… che sia il segno di come i giovani si accostino all’arte? Sarebbe catastrofico solo il pensiero. Ma la speranza è l’ultima a morire.
Micol Balaban
mostra visitata il 3 dicembre
Studio Museo Francesco Messina
Via San Sisto, 4/A, Milano

Di origini italo-armene, classe 1990, vive a Milano, dove si laurea in Scienze dei beni culturali e si specializza in Arti, Patrimoni e Mercati, con ricerca tesi in Danimarca focalizzata sulle European Capitals of Culture. Il suo amore per la cultura nasce sin dall’infanzia, da cui sviluppa una grande passione per diverse forme d’arte, dalla letteratura al teatro e alle arti visive, sposando così un atteggiamento curioso che la porta oggi alla ricerca e alla scrittura nel settore. e.

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