A seguire, le
opere fotografiche di Cristina Bari
dal titolo ambivalente Ritratto tutto, perché qui i ragazzi rappresentati sono
carcerati a cui l’autrice cerca di restituire una rinnovata identità,
ritraendoli in un nuovo Eden dopo la caduta. Di tutt’altro approccio l’opera di
Guillermina De Gennaro, Neo-nature, un’installazione che sembra
usare la fragilità come elemento costitutivo dell’opera stessa. Per altri versi,
sul concetto di natura si sviluppa anche l’opera di Pierpaolo Miccolis, Sex and food, un’installazione di 60 acquerelli in cui l’elemento naturale e
primordiale della vulva,
du monde di courbetiana memoria, è impressa come una ferita sanguinante
sulla carta in dialogo con un mondo animale che l’artista a volte umanizza,
creando così uno scarto ironico.
Fa da
contraltare all’opera liquida di Miccolis quella di Cristiano De Gaetano, Una
giornata qualunque. Qui l’artista rappresenta la figura di un bagnante a
dimensione naturale, sospesa in un gioco potente tra il fisico e il metafisico.
La bidimensionalità del quadro e lo studio dei canoni classici della
rappresentazione visiva rimandano a un gioco di pieno e vuoto grazie anche
all’uso della plastilina che, stesa insieme al colore, dona all’opera una
materialità scultorea.
Piccole
finestre su spicchi di mondi sono invece le poetiche videoinstallazioni di Raffaele Fiorella, Istanti, animazioni in bianco e nero in cui a volte è rappresentata
la staticità della solitudine, altre volte la bellezza e il pericolo di un
bosco minacciato da un incendio o di un paesaggio industriale che incenerisce la
vita intorno. Il trespolo di Claudio
Mirel è ciò che resta della performance diretta da Francesco Schiavulli, giocata sullo spostamento di ruoli tra
spettatore, mostra e opera. Durante l’inaugurazione, lo sguardo tagliente e
lucido di Claudio Mirel, giovane rumeno “ai margini”, ha prodotto tra gli
spettatori una paradossale disturbante sensazione di inadeguatezza al luogo.
In conclusione,
il lavoro di Giampiero Milella, Il Pilastro del sapere, in cui l’imponenza dell’opera e del
titolo contrastano con l’uso del materiale con il quale il monolite è
costruito, pezzi di lavagne spaccate e poi ricucite, a indicare che il sapere è
una costruzione fasulla. Come traccia di questo fallimento, alla base del
monolite, pezzi frantumati di lavagne con la forza sottile e sovversiva di una
scritta: “censurare”. La generazione è scoperta e mostra il fianco.
mariapaola spinelli
mostra visitata
il 18 dicembre 2010
dal 18 dicembre 2010 al 13 febbraio 2011
Sud Generation
a cura di Rosalba Branà
Palazzo Pino Pascali – Museo Comunale d’arte contemporanea
Via San Vito, 40 – 70044 Polignano a mare (BA)
Orario: da martedì a domenica ore 18-22 e su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0804249239; segreteria@museopinopascali.it; www.museopinopascali.it
[exibart]
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