Si faceva chiamare GAC Guglielmo Achille Cavellini (Brescia 1914 – 1990) e con questa sigla mise in scena il suo “teatrino”, la parodia di una vita di cui tutti ne furono spettatori. Tutta la sua produzione -iniziata negli anni Sessanta dopo un’esperienza da collezionista d’arte- è intrisa di una forte ironia provocatoria, forse per superare un vissuto difficile o per criticare un sistema che non l’aveva mai compreso. Per questo, negli anni Settanta, dopo varie sperimentazioni, dà inizio, con gli Omaggi (francobolli e legni grazie ai quali si riappropria delle opere più famose della storia dell’arte), alla parte più importante della sua opera: l’autostoricizzazione. Costruisce pagine di un’enciclopedia con la storia della sua vita, fino a diventare una narrazione di gesta eroiche, che invade abiti, oggetti, colonne. Mette in scena francobolli creati in occasione del suo centenario; propone una serie di “personaggi della storia”, in cui il Cavellini – Trasformer si diverte ad apparire in sembianze diverse, tra prati di quadrifogli incollati sul cartoncino, sottoforma di collage.
valentina rapino
mostra visitata il 10 settembre 2005
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