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fino al 14.III.2010 | Antoni Tàpies | Catanzaro, Marca

di - 3 Febbraio 2010
Prosegue l’attività del Marca, al centro di un percorso che
comprende le operazioni annuali di Scolacium e il Parco Internazionale della
Scultura e che, grazie all’arte contemporanea, desidera riattivare i luoghi e
le energie di Catanzaro e provincia.
Questa volta il museo ospita la personale di Antoni
Tàpies
(Barcellona,
1923), catalano noto soprattutto per l’adesione all’Informale, oggi 86enne, ma
molto lucido quando ricorda il suo rapporto di amore e odio, fatto di scambi, influenze
reciproche e anche sgambetti, con Pablo Picasso negli anni della formazione a
Parigi, o le mostre irriverenti nel periodo franchista, quando le pratiche
artistiche non convenzionali erano fastidiosi sassolini nella scarpa del
regime.
Ma anche il suo primo contatto, epidermico, con l’arte,
unica amica nel corso di una lunga convalescenza. E il desiderio di un riscatto
sociale e di classe, tradotto nell’utilizzo di una materia semplice e ruvida,
nella gestualità pittorica come moto interiore e di ribellione, mentre la
testimonianza sofferta e partecipata della Seconda guerra mondiale e della
bomba atomica trova interrogativi e mezze risposte nel segno archetipico,
depositario di valori formali e universali.
Attraverso 50 opere, la mostra documenta la pittura e la
scultura di Tàpies, scegliendo di prestare particolare attenzione ai muri degli
anni ’80 e all’ultimo periodo del maestro. Il
percorso espositivo progettato da Alberto Fiz parte dal periodo a
cavallo degli anni ’50 e ’60, di cui testimone è l’opera Terre sur marron foncé, la storica tela che nel 1957 vinse 100mila lire al Premio
Lissone.

Le opere di questo periodo seguono di pari
passo i cambiamenti interiori e biografici di Tàpies, ma anche le sue
convinzioni politiche, connotandosi sempre più di messaggi sociali. Ciò finisce
per coincidere con l’analisi qualitativa degli oggetti che vengono progressivamente
incorporati nella pittura, con un approccio che richiama Picasso, ma che non
può evitare di guardare all’emergere dell’Arte Povera in Italia o delle
pratiche oggettuali della Minimal Art negli Stati Uniti, rifiutando però con
disinteresse le superfici mai scabre di questi ultimi.
Degli anni ’80 è la plastica, meno nota, a
Catanzaro rappresentata da T tombada (1987), e la coeva Divan, in cui il racconto
del quotidiano è consacrato attraverso i modi nobili della scultura;
un’impronta, lasciata quasi casualmente, è l’occasione però per ritornare con i
piedi per terra. Seconda volta internazionale per i “muri”, esposti nel 2004 al
Reina Sofia e mai più: realizzati negli anni ’80, sono grandi opere su lastre
di lava smaltata, su cui il maestro interviene con la pittura, ma anche
graffiando e incidendo la materia con cifre, lettere, simboli enigmatici che
spesso tradiscono una vocazione spirituale, un desiderio di trascendere il
terreno e di guardare oltre l’orizzonte.

Lo stesso vale per le tele dell’ultimo periodo
come Creu i copa (2003), in cui una grande croce nera taglia in maniera quasi
asimmetrica lo spazio dentro la cornice, accompagnata dal simbolo stilizzato
del Calice eucaristico, graffiti, lettere, macchie di colore ocra, stendendo un
linguaggio religioso che non è solo cattolico, ma che attinge alla mistica
buddista e ai grafismi della pittura primitiva.

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mostra visitata il 12 dicembre 2009


dal 12 dicembre 2009 al 14 marzo 2010
Antoni
Tàpies – Materia e Tempo
a cura di Alberto Fiz
MArCa – Museo delle Arti Catanzaro
Via Alessandro Turco, 63 – 88100 Catanzaro
Orario: da martedì a domenica ore 9.30-13 e 16-20.30
Ingresso: € 3
Catalogo Electa
Info: tel. +39 0961746797; info@museomarca.com;
www.museomarca.com

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