Antonio Arèvalo cura il secondo appuntamento della stagione espositiva della Galleria White Project di Pescara. Paradise Alley è un progetto appositamente studiato da Patrick Hamilton (Lovaina, 1974) artista cileno nato in Belgio.
Immagini accattivanti che scaturiscono dal linguaggio pubblicitario creano uno stile inconfondibile, in cui la fotografia si fonde alla pittura e all’installazione, fino alla creazione di una dimensione nuova, in cui gli oggetti si spogliano della loro identità per lasciar presagire inedite interpretazioni. Caratterizzato da un impatto fortemente sociale, questo progetto si incentra su una rappresentazione del Cile post-dittatura, in particolare sulla rinascita dell’immagine architettonica del Paese. I riflessi diventano vedute. Le lame dei coltelli, gli acciai delle cazzuole, le superfici dei secchi per il cemento si trasformano, diventando vedute sulla città, sulla nuova Santiago del Cile. “Le nuove architetture della città di Santiago, simboli dell’ipercapitalismo; le nozioni di turismo e di terrore, tanto presenti nel mondo contemporaneo; il disegno e la pubblicità che invadono, saturano e nascondono una grande disuguaglianza e frustrazione, sono solo alcuni dei temi che l’artista affronta in maniera precisa, ma anche poetica e ironica, con la rappresentazione del Cile attraverso la fotografia in formato cartolina”, ecco come il curatore descrive il lavoro di Hamilton.
Luci penetranti e coloratissime proiettate da architetture nuove fiammanti danno, quindi, l’l’immagine di una metropoli, quasi un nuovo Paradiso Terrestre. Un incanto che si dissipa però nella realtà di una nazione che nasconde dietro le luci scintillanti innegabili disagi economici e sociali, seppur in misura minore rispetto agli altri paesi sudamericani.
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