Una lotta fra Titani. Uomo contro uomo. Un conflitto fermato nel momento di massima tensione in cui, uno dei due, è bloccato in una stretta senza via di scampo. E poi il silenzio. E poi ancora la divisione, deflagrante. Così, con un accenno di narrazione, si sviluppa l’opera di Andrea Vincenzi, Fiaba, risolvendosi in un armonioso equilibrio compositivo. È questo l’amore, un conflitto? Impossibile un’unica risposta. Impossibile una definizione.
Al centro dell’ambiente espositivo c’è un tavolino, un antico pettinatoio. Sul piano in vetro stanno venticinque piccole ciocche di capelli intrecciati, ognuna chiusa con un fiocchetto rosso. Una separazione, un prezioso dono. Nel video, proiettato nello schermo alla parete, si vede la stessa artista, Sabrina Muzi, intenta ad intrecciarsi lentamente, con fare rituale, i capelli. Ogni piccola treccia, una volta completata, viene accuratamente recisa e adagiata sul tavolo. Accenni che lasciano intuire come questa collettiva venga ad orientarsi verso la libera interpretazione del tema. Ogni singolo artista mette in forma il modo in cui vive il sentimento. Per Simona Spaggiari l’amore è gioioso e necessario. Tasche dalla forma organica, in morbido tessuto, invitano ad essere toccate, violate, per svelare immagini dall’essenza intima e passionale.
Complice e raffinato è per Paola Zampa che, attraverso un delicato lavoro di ricamo, interviene sui più disparati supporti, come le lastre radiografiche dei suoi ventagli, riproducendo le iconografie giapponesi dell’amore. E poi l’abbandono, l’estasi di Cosimo Terlizzi e ancora il senso di annientamento e sofferenza dell’Atto d’amore di Sonia Bruni. Qualcosa di incredibile, di trascendentale, sembra venire invece documentato nelle fotografie di Chiara Pergola. Un volo, una mutazione di stato, risolta poi nell’Atterraggio, che rimanda al legame assoluto e inscindibile con la terra. Un sentimento estremamente concreto che pure, o anzi proprio per questo, risulta naturalmente inspiegabile.
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Sulla rubrica "premio spam per l'arte" di Exibart on paper ho trovato l'attribuzione del titolo a questa mostra che si sta svolgendo a Cupra Marittima alla Galleria Marconi. Questa galleria nell'articolo veniva definita "parecchio decentrata" avendo sede in un paese di provincia delle Marche, ma anche "piuttosto nuova".
Non so con esattezza quando Franco Marconi abbia aperto la sua galleria ma ho riferimenti di mostre svoltesi presso il suo spazio fin dal 1997, e forse quindi anche da prima.