Una vacanza in terra di Puglia non si scorda mai. Lo dimostra Leslie Deere (Tennessee, USA, 1977; vive a Londra) che, dopo una permanenza nel tacco d’Italia, traspone l’universo acustico polignanese in un colorato mondo parallelo, avvalendosi di oculate scelte tecnologiche e una non comune sensibilità.
Per la prima volta in Italia, ospitata da Rosalba Branà nel Museo Pino Pascali, la statunitense compone una divertente personale a cura del giovane Carlo Berardi, impregnata di azioni e soluzioni figlie di movimenti come Fluxus e la musica concreta e delle teorie della canadese R. M. Shaker relative ai paesaggi sonori. Precedenti illustri, questi, che non ne screditano la qualità, segnalati anche come ispiratori nei testi del catalogo bilingue, che si accompagna a un esaustivo percorso in video.
Come spiegano i sostenitori di queste teorie, ogni paesaggio possiede un proprio sound, costituito da timbri diversi sovrapposti che, come i sapori, accompagna il ricordo della circostanza in cui lo si è incontrato. Se queste idee dell’antropologia americana reggono tutto l’impianto della ricerca dell’artista, suo pregio è non cadere nella facile trasposizione di aspetti folkloristici, offrendo invece una sintesi originale dei microcosmi sociali e paesistici meridionali identificati dai suoni più tipici, evitando l’ovvietà degli stereotipi, risvegliando curiosità anche nella gente del posto, nei più piccoli soprattutto.
Facendo largo uso di registrazioni e amplificazioni e costruendo sculture cinetiche interattive, Leslie trasforma in ventriloqui i pesciolini dell’acquario all’ingresso del palazzo: le bollicine ripropongono in cuffia echi marini, ma anche dialoghi vernacolari tra pescatori e litanie. L’artista americana non si sottrae al fascino della taranta -diventata ormai patrimonio globale e non solo ritmo etnico-
Con la complessa e delicata installazione di tre alberi semoventi, il palazzo torna a rivelare l’handicap di una struttura architettonica che poco si presta ad ospitare opere ambientali, nonostante il poetico video del mare polignanese, illuminato dai colori dell’alba, riscaldi l’atmosfera. Sono “alberi parlanti” evocatori della poesia degli uliveti di Puglia, che agitano tremule foglie-sfoglie metalliche ed oscillano all’avvicinarsi del cauto visitatore come dischetti di tamburello. La loro apparente impalpabilità, fragilità, impone un rispetto per l’oggetto, che vogliamo leggere quale metafora di una coscienza ecologica che pare sopita alla luce degli incendi dolosi che violano questo territorio splendido e variegato.
Ben integrato con l’habitat asettico delle sale, l’Apulian Reimbow costituito dall’allineamento di sette bottiglie bianche opaline: sollevando il tappo e inclinandole all’orecchio, magicamente si accendono di colori fluo, ma soprattutto custodiscono –rigorosamente vernacolari– preziose ricette di strascinati e discussioni animate tra uomini di mare, canti da processione e pigri rosari.
Una vera e propria “cartolina sonora” nell’insieme, con cui Leslie Deere ha voluto cristallizzare luoghi e modelli di vita non ancora del tutto massificati in Puglia, con una mission da non sottovalutare. Il design acustico è proteso a migliorare il paesaggio sonoro del mondo, alla scoperta di un sentimento sonoro, potremmo dire, che ci possa difendere dall’inquinamento visivo e acustico che pare condurre ad una sordità e cecità senza via di scampo.
giusy caroppo
mostra visitata il 6 luglio 2007
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La mostra risulta fortemente coinvolgente proprio grazie alla geniale interattività con le opere, all'insegna del fruire dell'arte anche divertendosi. Le componenti della tradizione popolare pugliese vengono contemplati con tale sensibilità e leggiadria, da metterne in risalto la fragilità. La Deere sembra quasi trasmettere la necessità di preservare le richezze e i microcosmi di ogni territtorio, aldilà del contesto specifico presentato nella mostra (difatti sono presenti parallelismi con il suo territorio d'origine). Ho visto bambini "giocare" con le opere: è forse uno degli aspetti più positivi dell'esposizione.