La Biblioteca aostana ospita alcune decine di scatti, favorendo la crescita culturale di una regione la cui amministrazione è attenta come poche altre. La scelta del luogo è ancora una volta ottimale, perché permette l’interscambio fra arte e letteratura e fra i rispettivi appassionati, in un contesto che coniuga rovine romane e architettura contemporanea.
Il titolo Tema libero, non forzando gli autori e non impon endo l’abituale arroganza curatoriale, permette di spaziare e rinvigorire gli scambi fra discipline e tecniche.
Ludovico Bich (1946) presenta un reportage in bianco e nero intitolato I segni del cammino: percorrendo a piedi ben 750 km, ha seguito l’antica via di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, ricavandone immagini di spiccata interiorità, brani minimali di viaggio in mezzo formato. Diego Cesare propone otto gigantografie dal titolo Monumentalità: bicromie ad alta definizione che immortalano ambienti naturali e colossi architettonici. Il rigore surreale della rampa del Lingotto di Torino o il luccichìo delle tubature mostruose di una centrale termica culminano in una chiesa, che fra le mura diroccate alberga una natura che si reimpossessa con inesorabile lentezza dei propri spazi. Lorenzo Gillo (1950) presenta la serie Sardegna, realizzata nell’entroterra con una macchina panoramica. Il bianconero è impreziosito da viraggi che amplificano l’assenza della figura umana: per esempio in Bosa, panorama brullo di campi e montagne delimitato da un guard-rail curvilineo ove l’unica, discreta nota di colore è rappresentata
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