Vincenzo Campi, terzogenito di una famiglia di artisti nasce a Cremona nel 1536, epoca in cui la città sotto il dominio spagnolo viveva un momento di eccezionale prosperità economica e commerciale, mentre la spiritualità controriformistica imperava a Milano con Carlo Borromeo. Diviene ben presto autore di opere devozionali in linea con la cultura borromaica (partecipando insieme ai fratelli ad esempio alla decorazione della Chiesa di S.Paolo Converso a Milano), di impianto solenne, ma intimo, di eccezionale sensibilità naturalistica, atta a coinvolgere più direttamente nella narrazione lo spettatore.
Proprio l’attenzione al particolare, al quotidiano, è il dato che caratterizza la sua pittura, soprattutto di quella cosiddetta “profana”, in cui l’artista ritrae umili contadini, mendicanti, popolani, in atteggiamenti rozzi, lascivi, “realistici”, mentre si abbuffano di cibo, masticando con la bocca aperta all’interno di osterie (i Mangiaricotta), in cui donne prosperose, con volti rubicondi e torniti, lasciano intravedere le nudità, vendono frutta e verdura matura (indagata con minuzia botanica), in cui le allusioni ai piaceri della carne sono tutt’altro che velate.
Una scelta coraggiosa in un’epoca in cui vigeva la censura sulla Commedia dell’arte, ritenuta “oscena” e fonte di peccato, ed in cui i pittori dovevano seguire rigide regole iconografiche per le immagini sacre, dettate dal concilio tridentino, pena l’arresto, la scomunica ed a volte la vita.
Si comprende, dunque, come tali opere “scandalose” furono da Campi riservate ad una committenza ed ad un pubblico privato, capace di apprezzare, al di là dei moralismi, il piacevole gusto per il comico e la straordinaria vena umoristica propria del pittore.
Fonte di ispirazione sono per queste opere i fiamminghi, ma anche la grande tradizione naturalistica lombardo-bergamasca. La mostra è stata allestita in occasione del restauro del San Martino, opera rinvenuta di recente ed unica nel suo genere all’epoca di Campi: si tratta della rappresentazione di un trasloco. L’11 Novembre, giorno dedicato al Santo, scadevano infatti i contratti di affitto ed i contadini raccoglievano le loro misere cose sui carri in cerca di lavoro e di un alloggio. Nel percorso espositivo, ben illuminato e fruibile, sono esposte anche tele, conservate in collezioni private, assolutamente inedite (la Fruttivendola, i Pollivendoli, la Pescivendola ed i Pescivendoli), oltre a opere di altri pittori lombardi cinquecenteschi (Arcimboldi, ad esempio) e fiamminghi, in modo da suggerire confronti con l’artista cremonese, che tanto ispirò il Caravaggio. Una sezione, l’ultima, è riservata alle opere sacre di Campi, quelle per così dire “ufficiali”, come ad esempio il S. Francesco che riceve le stigmate o l’Annunciazione,in modo da offrire un excursus esaustivo sulla produzione del pittore, sospesa dunque tra il sacro ed il profano.
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Gabriella Depaoli
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