La galleria Giacomo Guidi ospita nuovamente Vittorio Messina (Zafferana Etnea, 1946) con sei opere create ad hoc, dopo una prima personale nel 2007.
Entrando nell’unica, ampia sala colpisce subito l’assordante silenzio. L’assenza sembra essere l’elemento conduttore delle opere esposte, mentre la figura umana è estremamente lontana e di essa non rimane che un’eco. Tale distanza diviene ancora più intensa a causa dell’utilizzo di materiali presi in prestito dalla quotidianità come in Fatto a memoria (2010), opera situata alla destra dell’ingresso. Qui vari oggetti, uno sgabello, una sedia e degli asciugamani, sono sospesi in aria dimenticando la propria finalità. Il senso di instabilità è molto forte, come se la sedia potesse scivolare da un momento all’altro dallo sgabello che, staccato da terra, eleva al massimo la precarietà della struttura.
La sedia compare anche sul lato destro della sala in Una sola (2011); ancora una volta è impossibile sedersi, l’oggetto è rivolto verso il muro e su di esso sono accatastati dei giornali che anziché essere letti sono abbandonati in un luogo per loro inusuale. Un riflesso lontano della figura umana è rappresentato da un piccolo vestito bianco appeso alla sedia mediante una stampella al neon che gli conferisce nuova vita attraverso un’insolita luminosità.
Come sottolinea Ludovico Pratesi, curatore della mostra, Vittorio Messina procede “per via di levare”: questo aspetto è evidente in La parete di fondo (2010), opera di grandi dimensioni collocata sulla parete destra. Qui una superficie scura in piombo accoglie un corpo ligneo orizzontale su cui è appeso un asciugamano. Alla sua sinistra è presente una sorta di alone, che in un gioco di pieni e vuoti ricorda la presenza di un oggetto che c’era e non c’è più. Tale incompiutezza, tra forme mai concluse e spazi indeterminati, sembra ispirarsi al Principio di Indeterminazione di Heisenberg, secondo cui non esiste una realtà oggettiva della materia ma solo le realtà che l’uomo crea di volta in volta con il proprio intervento.
La muraglia cinese è la rivisitazione di un’installazione presentata da Messina nel 1979, in cui una crepa attraversava l’intero spazio di Sant’Agata dei Goti arrivando fino ad un magnetofono che diffondeva la registrazione dell’omonimo racconto di Kafka. La nuova versione dell’opera sostituisce il magnetofono con uno schermo privo di immagini che, diffondendo un labile rumore di fondo, ricorda l’isolamento della nostra epoca, tanto distratta quanto distaccata. Come il racconto di Kafka, anche le opere di Messina denunciano un delirio collettivo che tuttavia sfocia in un messaggio di fiducia e speranza svelando l’intima anima delle cose.
Una mostra complessa che lascia lo spettatore in sospeso offrendo non tanto risposte, quanto piuttosto spunti di riflessione su un’attualità sofferente.
elisabetta masala
mostra visitata il 19 febbraio 2011
Dal 10 febbraio al 18 marzo 2011
Vittorio Messina – Se per caso una singolarità iniziale
A cura di Ludovico Pratesi
Galleria Giacomo Guidi Arte Contemporanea
Vicolo Di Sant’Onofrio 22/23 (00165)
Orario: Da martedì a sabato: 11 – 13, 16 – 19
Info: +39 0696043003, +39 0696043003 (fax)
Inaugurato in occasione della Biennale Arte 2026, il progetto di Berggruen Arts & Culture mette in scena il lato invisibile…
Fino al 4 ottobre, l’Espace Louis Vuitton Venezia ospita la mostra "DOKU The Illusion" dell'artista cinese Lu Yang: un progetto…
Il maestro dell'Arte Cinetica recentemente scomparso ha lavorato fino ai suoi ultimi giorni alla grande retrospettiva che ripercorre la sua…
A Siena una mostra ripercorre la trasformazione dell’antico ospedale in museo e presenta il Masterplan coordinato da Luca Molinari Studio.…
Un fitto intreccio di documenti, diari e progetti racchiude l'universo intimo dei più grandi autori del Novecento, connettendo la memoria…
I Mondiali 2026 celebrano il loro impatto culturale attraverso le foto di Annie Leibovitz: la sua nuova mostra itinerante, FÚTBOL…