Un urlo che sale dall’anima. Il tocco rapido, la pennellata vigorosa, trasferiscono sulla tela tutto il dolore e la violenza, mentre le immagini simboliche della svastica, di Auschwitz, della Gioventù del Terzo Reich non sono trattate come stereotipi, ma vengono trasfigurate. Nelle dimensioni della tela, in quelle tonalità plumbee e ottuse, prendono consistenza immagini mentali. Sono visioni che affiorano da un profondo in cui la pittura diventa medium espressivo, consentendo di prendere coscienza dell’uomo e delle sue azioni. Così, la sagoma di uomo, Scott, vaga di spalle, allontanandosi in un paesaggio rarefatto, fino quasi a scomparire, pochi tratti di colore sembrano attestarne l’esistenza. Una personale, quella di Peter De Boer, che segna ancora la proficua collaborazione tra la Galleria Marconi e la olandese Galerie De Meerse.
L’artista olandese, attraverso soggetti diversi e modalità varie, dal disegno all’olio su tela fino alla stampa digitale, affronta temi che non possono lasciare indifferenti, ponendo questioni e suscitando riflessioni. Come nella serie Causality dove, attorno ad un dipinto centrale che ritrae un personaggio storico, ne vengono disposti altri dalle dimensioni minori. È il caso di Kalashnikov, di Galton o ancora di Oppenheimer. Ritratti di uomini resi famosi dalle loro scoperte per quanto, loro malgrado, queste siano state usate contro l’umanità: ironia della sorte, dualità dell’esistenza. Come fossero causa ed effetto, l’artista associa a queste, altre immagini, arrivando a creare connessioni e sviluppi anche involontari. Così l’arte di De Boer si arma di macabra ironia presentando, ad esempio, una carrellata di prodotti, dal riso alle caramelle agli alcolici, intitolati a dittatori: dalla Grappa di Mussolini alla Vodka di Stalin fino all’Adolf Hitler Schnapps. Assurdi, forse, eppure verosimili. Liquori che sembrano inventati da qualche folle pubblicitario che si è limitato a sfruttare, seppur tristemente, figure famose.
Ma ci pensa la Louse Gallery a proporre un Tranquilli, vi proteggiamo noi … come sempre pungente. Così, la galleria virus che si è infiltrata presso la Galleria Marconi, oltre ad un video game interattivo, anima l’ambiente con degli angeli tridimensionali, ognuno di un colore diverso, a rappresentare i membri del Sure Creative Lab, naturalmente angeli custodi!
articoli correlati
Dell’amore che lacera la pelle alla Galleria Marconi
Mind Games
cristina petrelli
mostra visitata il 25 marzo 2006
Partita dall'ecosistema unico delle Azzorre, la ricerca di Silvia Mariotti è in mostra a villa Rivafiorita, a Fermo: tra fotografia,…
Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…