Categorie: altrecittà

fino al 18.IX.2011 | Marco Neri. Giardini | Milano, Galleria Pack

di - 4 Luglio 2011

Dieci anni fa, veniva presentata la mostra Platea dell’Umanità alla Biennale di Venezia, curata da Harald Szeeman, luogo in cui “si guarda e si è guardati, dove il pubblico è spettatore ma anche protagonista”. Fu luogo in cui partecipava, per la prima volta, Marco Neri (Forlì 1968, vive e lavora a Torriana, RI). Quadro mondiale era il titolo della sua opera, composta da 192 tele installate su una carta geografica politica che rappresentavano tutte le bandiere di tutte le nazioni del mondo. Oggi siamo spettatori  di “Giardini”, in mostra alla galleria Pack, in cui, attraverso l’esposizione di 7 dipinti, 5 sculture e 26 collage, l’artista crea, rendendo omaggio alla sua prima biennale, un tour virtuale di questa attraverso una sua personale rivisitazione del passato. L’artista non inventa ma rappresenta in modo personale ciò che la realtà gli mostra: ritratti, paesaggi, temi classici della tradizione pittorica, rinnovandoli completamente. In questa mostra, tutta l’esposizione è giocata sui toni del bianco e del nero, colori principali, dove all’interno delle tele l’artista crea ritratti architettonici che descrivono ogni costruzione, ogni padiglione. Proseguendo nell’esposizione s’incotrano piccole sculture, come ad esempio Tizio e Caio collocati in una stanza, e Sempronio che ci aspetta in disparte nell’altra, come in ogni giardino che si rispetti. Sulle pareti ovviamente ad aspettarci, ci sono i dipinti. Alcune tele presentano il bordo color magenta, in qualche modo un omaggio in ricordo di Szeemann e alla sua camicia color magenta che indossava durante un loro incontro. Qui i toni del bianco e nero della composizione sembrano quasi illuminati da dietro, grazie appunto a questo contorno, che non altera la visione, ma da all’opera uno spazio proprio, a sè. Attraverso questi lavori l’artista restituisce un’idea di architettura tipico della sua produzione, attraverso geometrie che si concretizzano sulle tele, come altrettanto tipico è il concentrarsi delle varianti date dalla tempera, o in questo caso dall’acrilico. L’acrilico viene utilizzato con immediatezza fino a far scomparire il disegno preparatorio che c’è al di sotto, rendendo protagonista il gesto pittorico. Come afferma Neri, “In qualche modo la tempera mi somiglia, è una tecnica introversa, fragile, antispettacolare. Usarla è un po’ una forma di aderenza a me stesso”. Seguono in mostra i collage, in cui l’artista usa il nastro adesivo come surrogato della pittura, del pennello, indagandone i suoi limiti senza venir meno alla precisione e al rigore della stessa.

Il lavoro di Marco Neri, in questo modo esce dalla ripetitività della produzione massificata, ogni opera è diversa dall’altra mediante le sue varianti, non tende né al concettuale né al minimalisno ma tutto viene stilizzato in un suo fare sintetico, un’astrazione propria.

L’architettura diventa essenziale e il tutto viene reso eliminando ciò che agli occhi dell’artista si presenta come sovrabbondante, così l’opera acquista un carattere schematico nella sua leggerezza. Fondamentale è il tocco della mano e l’affermazione della pittura come espressione di idee che troviamo nelle sue astrazioni. Ma in questa mostra c’è di più: un racconto autobiografico, attraverso il ricordo di una sua esperienza significativa, che ci mette in contatto con la sua memoria.

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tiziana leopizzi

mostra visitata l’11 giugno 2011

dal 8/06 al 18/09/2011

Marco Neri. Giardini

Galleria Pack

Foro Bonaparte 60, Milano

Orari: da martedì a sabato dalle 13 alle 19:30

Info: tel. 0286996395, fax. 0287390433

www.galleriapack.com

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