Cosa serve per svecchiare l’immagine di un vecchio premio artistico giunto alla sua trentaseiesima edizione e nato nel lontano 1959? Senz’altro un bel po’ di coraggio.
All’edizione 2003 del Premio Vasto il coraggio non è mancato davvero. Ed ecco che un premio che sino ad oggi si è limitato esclusivamente ai sicuri territori di “pittura e scultura”, accoglie le sperimentazioni del digitale, della fotografia e dell’installazione. Non basta. L’aggiornamento per quanto riguarda le tecniche artistiche ha coinciso con una piccola rivoluzione relativa alla tipologia di artisti invitati. Il Trentatreesimo Premio Vasto, intitolato Nel Corpo dell’Immagine, si configura infatti come un osservatorio, “niente affatto esaustivo” sottolinea il curatore Canova, della giovane arte italiana. Con artisti provenienti da tutto il paese e con una piccola ma significativa e non provinciale
Digitale, fotografia ed installazione ad affiancarsi alle tradizionali pittura e scultura, si diceva. Perché? “Per dimostrare che è possibile proporre un discorso lineare. Per indicare” ci spiega Canova “un comune sentire degli artisti. Indipendentemente dalla tecnica utilizzata”. Dunque dalla tradizione alla contemporaneità senza strappi. Come nella copertina del catalogo, il particolare di un opera del preraffaellita Dante Gabriele Rossett i rivista in tono fluo.
La mostra si divide in quattro sezioni. Quattro punti cardinali provenienti direttamente dalla personale bussola artistica del curatore. Il corpo, l’ironia, la metropoli, la metamorfosi. Sono i quattro punti di vista privilegiati attraverso i quali osservare e blandamente incasellare la produzione artistica di oggi. Al centro dell’immagine comprende tra gli altri le opere di Matteo Basilè, Angelo Bellobono, Daniela Papadia e Stefania Fabrizi. Insomma tutti quegli artisti che focalizzano l’attenzione sulla figura umana. La sua fisicità, la sua bellezza, la sua fatica anche. Il noir e l’ironia riflessiva –spesso caustica e critica- è protagonista nella seconda parte. Ironico Tragico Italiano è probabilmente la più riuscita selezione di opere. Dalle sculturette microscopiche di Adalberto Abbate ai quasi-monumenti all’ironia di Silvano Tessarollo passando per le donne espressioniste di Paolo Schmidlin.
L’auspicio, dopo questa edizione per certi versi rivoluzionaria, è che il Premio Vasto continui sulla strada di farsi osservatorio –ogni volta diverso, ogni volta nuovo- della giovane creatività nostrana. Già a parti dalla nomina del prossimo curatore si vedrà se questa edizione sarà stata solo un episodio o l’inizio di un nuovo corso.
massimiliano tonelli
mostra vista nel luglio 2003
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belle le opere di Abbate e Riello e DI piazza e Basile !!
non conoscevo exibart!!bello