Categorie: altrecittà

fino al 2.VII.2005 | Quattroventi | Manciano (gr)

di - 3 Giugno 2005

Una terra dura, da conquistare. Sono queste le parole della curatrice Letizia Ragaglia su Manciano, comune racchiuso nel cuore della Maremma toscana. E le usa con consapevolezza, dopo aver curato qui tre edizioni di Quattroventi , per le quali ha chiamato a lavorare artisti di livello nazionale ed internazionale. Spazio di colline vuote di industrie e di gente schietta. Ma ospitale, sotto la corazza diffidente. La terza edizione non poteva dunque che essere dedicata all’accoglienza. Generosa e curiosa, come quella che si dà a chi si conosce e si rispetta.
La sedia, come metafora dell’ospitalità, è stato il punto di partenza per le elaborazioni di Simone Barresi, Julia Bornefeld, Letizia Cariello, Jota Castro, Flavio Favelli, Goldiechiari, Piero Golia, Jeroen Jacobs, Sabrina Mezzaqui, Riccardo Previdi e Luca Vitone. Gli artisti hanno ideato variazioni sul tema della seggiola, interpretata come metonimia della sosta, invito alla conoscenza del diverso o momento di riposo difficile da raggiungere. Lo straniamento degli oggetti quotidiani e la spinta all’apertura verso l’altro sono elementi che accomunano la ricerca degli autori selezionati. In occasione di Quattroventi la sedia si è fatta portatrice di messaggi e riflessioni, dopo essere stata per decenni oggetto delle interpretazioni formali di architetti e designer.
Le Tired flags di Jota Castro uniscono in una seduta metallica le bandiere israeliana e palestinese. I sedili del treno con la ruota simbolo dei Rom di Luca Vitone invitano al viaggio e alla scoperta. Il trono intessuto di Sabrina Mezzaqui richiama i colori verdi della Maremma e parla di pazienti lavorazioni artigianali. Riccardo Previdi e Jeroen Jacobs hanno creato uno stampo per panchine, da inserire nel contesto di Manciano come comodi punti di sosta. Goldiechiari -è forse la loro l’installazione più riuscita- usano la sedia per chiudere una porta assediata dall’esterno come in un film dell’orrore. La sedia-gabbia di Letizia Cariello oscilla dalla torre del Comune e richiama le esposizioni al pubblico ludibrio. Simone Barresi fa emergere la sua sedia dall’erba di un giardino, colorandola coi toni artificiali di un verde da carrozzeria. Rosso rubino è l’inarrivabile seduta di Julia Bornefeld, composta da ventiquattro petali d’acciaio (nella piazzetta di Montemerano). Flavio Favelli rende Tribuna una sedia da esterno, composta da tante barrette di ferro e dotata di un solo bracciolo. Inequivocabile spartitraffico nella rotonda stradale al principio del paese. Piero Golia infine (e siamo nella celebre frazione termale di Saturnia) seppellisce in un cubo di cemento una sedia di plastica, come quelle che pullulano negli agriturismi della zona, in contrasto con l’aspetto incontaminato della campagna.
Il lavoro degli artisti a Manciano e nelle sue frazioni ha un carattere eminentemente progettuale. L’aspetto manuale della creazione invece è stato portato avanti in collaborazione con gli artigiani locali, che durante i lavori si son fatti prendere dall’entusiasmo ed hanno ideato e realizzato anche opere personali, esposte a fianco di quelle degli artisti. In occasione della mostra si svolge un ricco calendario di eventi che attrae la popolazione, i turisti e che mira a coinvolgere le aziende locali. L’interazione tra la gente del posto e gli autori chiamati ad operare qui è segno di un’ospitalità effettiva. Non solo auspicata con le metafore dell’arte.

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Quattroventi – a cura di Letizia Ragaglia, da un’idea di Maurizio Cont – Comune di Manciano, Grosseto – 21 maggio- 2 luglio 2005 – info: 0564 620532 ufficioturisticomaciano@virgilio.it
www.comune.manciano.gr.it


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