Nell’ambito del ricco programma espositivo valdostano, una doverosa attenzione è rivolta alla tradizione. A questa La forza delle cose si affiancano Joa -dedicato ai giochi legati al calendario agropastorale- e l’Architettura moderna alpina in Valle d’Aosta. Sotto l’ideale sguardo di Carlo Mollino (Torino 1905-73) -del quale si presenta la riedizione, datata 1998, della Sedia Valdostana – tredici designer hanno reinterpretato tradizionali oggetti valligiani, con l’obiettivo d’innescare uno sfaccettato processo di innovazione.
Claudio Bitetti (Aosta 1962) è stato incaricato di rinnovare il cavallo a dondolo: Dzen Tsevà (2003) è frutto di un lavoro in due tempi: essenzializzazione dell’oggetto, nella fattispecie resta la superficie curva, e successiva poetizzazione, col rivestimento in pelo bianco e aumento delle dimensioni per ospitare vari bambini o una coppia adulta.
I tentativi più fantasiosi nel ridefinire gli oggetti hanno risultati non sempre commisurati alle intenzioni. È il caso della Stufa-strega (2002) di Antonio Cagianelli (Pisa 1964) -solido a pianta esagonale rivestito di specchi e dall’aspetto assai kitsch- nonché del lavoro di Joanna Lyle (Lancashire 1963), impegnata a rileggere il paiolo valdostano per la polenta: l’interpretazione ne mette a nudo il retroterra favolistico e rituale, ma l’esito è il deludente Il Paiolo magico (2003). Altre proposte sono più interessanti, talvolta grazie all’idea che fonda il progetto: la culla Grafie del sonno (2003) di Elisabetta Gonzo (Ravenna 1962) e Alessandro Vicari (Modena 1960), assemblaggio di “Bic” che nel dondolìo inscrive i segni della’attività onirica -, talvolta per l’approccio postmoderno – la slitta Lord (2003) di Konstantin Grcic (Munich 1965), dis-funzionale, “incontrollabile e pericolosa”.
Pawel Grunert (Varsavia 1965) coniuga genio e artigianalità nello Sgabello scolapasta (2003), fondato sull’idea del piercing game. Alessandro Mendini (Milano 1931), noto per la sua attività critica, il suo caleidoscopico eclettismo e il gruppo di radical-design “Alchimia” (1979-91), presenta Tea & Coffee Towers
Per concludere, David Palterer (Haifa 1949) ripensa la lanterna a olio con un futuristico Scudo luminoso, mentre la Grolla come Graal si trasforma per Ettore Sottsass (Innsbruck 1917) in uno strumento tantrico, come ha scritto Fulvio Irace. Il maestro del razionalismo italiano, direttore del settore “Computer Design” della Olivetti e fondatore di “Memphis”, presenta un oggetto in legno dipinto nero e verde che trasmette la serenità tipica di una bevuta comunitaria à la ronde, simbolo archetipico della Val d’Aosta popolare e turistica.
articoli correlati
La montagna ricreata ad Aosta
marco enrico giacomelli
mostra visitata il 14 agosto 2003
Da Galileo Chini a Murakami, le tre giornate di vendita della maison fiorentina hanno chiuso con un totale di €…
Ekrani i Artit è il festival che porta in Albania il cinema sperimentale, la videoarte e la cultura visiva contemporanea:…
Da Piero Manzoni a Maurizio Cattelan, passando per più di 130 artisti: al MAXXI di Roma Tragicomica racconta ottant'anni di…
"I don’t see any nouns, I see only verbs", in programma fino al 6 giugno a Bolzano, nell'ambito ddel festival…
Alla Primavera dei Teatri di Castrovillari con il volume "Affogo" e l’anteprima dello spettacolo "Rigetto", Dino Lopardo ci racconta la…
Yeast Photo Festival apre la Open Call for Curators 2026: candidature entro il 7 giugno per due progetti espositivi tra…