Categorie: altrecittà

fino al 21.VII.2012 | Margot Quan Knight | Torino, Gagliardi Art System

di - 9 Luglio 2012
Inganna, di prim’acchito, la mostra di Margot Quan Knight (Seattle, 1977), dando l’impressione di trovarsi di fronte all’ennesima declinazione contemporanea di un “bianco su bianco” suprematista.
Poi, d’incanto, l’epifania, il disvelamento luminoso dell’immagine che affiora sulla superficie della tela come in un processo alchemico da camera oscura. Una galleria di volti in stand-by, bloccati in una gestualità quotidiana in cui ognuno può riconoscersi e ritrovarsi, con cui diviene facile entrare subito in confidenza. Si tratta dei fermo immagine dei volti dei familiari che Margot Quan Knight ha immortalato da alcune conversazioni a distanza su skype. Singoli frame che, riportati nella dimensione del quadro, diventano icone, eternate dal mezzo pittorico.  Perché è di pittura che si sta parlando, anche se l’artista la vive come una naturale estensione del mezzo fotografico. Stendendo migliaia di punti lucidi su una superficie bianca opaca l’artista ricrea, con cura, dal frammento, i visi delle persone care imprimendone, con la ripetitività del gesto, l’immagine nel ricordo.
Nel percorrerle con lo sguardo, l’apparizione evanescente delle immagini ha lo stesso effetto d’immaterialità che ci trasmette l’effimero abbattimento delle distanze perorato dai nuovi mezzi di comunicazione. Gli screenshots di skype diventano così il surrogato affettivo delle vecchie polaroid, con la  differenza che gli istanti fermati non sono più quelli tangibili di un momento reale di vita vissuta, ma quelli di una sessione di video chat sul web. Figure di luce, quasi ectoplasmi, i ritratti della Quan Knight sulla tela bianca, divengono metafora dell’assenza, del distacco che l’artista ha vissuto in prima persona nello sradicamento dal paese d’origine. Ecco che il collegamento internet può trasformarsi in una sorta di interconnessione affettiva permettendo di sviluppare nuove capacità di interazione, nuovi linguaggi. La poetica del frammento, scomposto e riassemblato è un elemento che ritorna nei più recenti lavori dell’artista, inverandosi (così come sostiene il curatore Stefano Catalani), da un lato nell’invettiva alle più classiche aspirazioni del medium fotografico e, dall’altro, in una costante ricerca dell’interezza, dell’immagine prima, poi, di conseguenza, del soggetto. Il pixel diventa allora per l’artista l’unità minima di frazionamento che, ricomposta in sinfonie inedite di luce pura, restituisce alla fotografia potenzialità inattese. L’immagine, così come lo spazio del ricordo, si conquistano lentamente, attraverso una costruzione lenta e paziente, costante: punto dopo punto, bianco su bianco.
sara panetti
mostra visitata il 29 giugno 2012
dal 7 giugno al 21 luglio 2012
Margot Quan Knight – Screenshots
Gagliardi Art System
Via Cervino 16 (10155) Torino
Orario: dal martedì al sabato,15:30-19:30
Info: 01119700031 – gallery@gasart.it – www.gasart.it

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